randagi ucraina

"Celebrità: affezione passeggera". Così recita un aforisma di Charles Régismanset ben noto, loro malgrado, ai cani dell'Ucraina, così tanto "famosi" da essere dimenticati dal mondo nel giro di qualche settimana. Perché finiti gli Europei, lo scandalo dei randagi uccisi nei modi più barbari nel Pese dell'est Europa non fa più notizia. Eppure, loro, i pelosi, continuano a morire, vittime di una caccia disumana e spietata.

Purtroppo, infatti, non c'è stato nessun fischio di fine partita per i dog hunter, che non hanno mai smesso di operare. Anzi, proprio quando i riflettori si sono abbassati sono diventati, se possibile, ancor più sfacciati e cruenti. "Se ne vanno per strada vedono un branco, lo fotografano e poi fanno una mappa da mettere sul loro sito e dopo...uccidono!!! Perché il governo ucraino continua ad ignorarli pur conoscendone l'esistenza da circa 3 anni?", questo l'urlo disperato di Andrea Cisternino, che da giorni, settimane, mesi, denuncia le atrocità che vanno in scena quotidianamente in Ucraina.

I cani vengono presi ancora a fucilate in vere e proprie battute di caccia, avvelenati, narcotizzati o sepolti vivi. Il tutto alla completa luce del sole, sotto gli occhi delle autorità che si ostinano a non intervenire. Così, i dog hunter continuano la loro caccia al cane indisturbati, vantandosi su internet delle loro prodezze, minacciando gli animalisti e spiando le pagine dei volontari che si occupano dei randagi per stanarli più facilmente. "Vicino al supermercato Billa, meno 5 randagi , uno non ha voluto mangiare, altrimenti sarebbero stati 6. Un randagio morto è ancora vicino alla fermata del bus per rallegrare gli animalisti", scrivono i dog hunter.

Cisternino e i volontari ucraini si precipitano per soccorrere il randagio, riprendono la visita veterinaria e pubblicano il video su youtube, con immagini forti che, fotogramma dopo fotogramma, gelano le vene. Noi stessi non siamo riusciti a vederlo fino alla fine. Altri cani sono morti a Kharkov, dove vengono catturati per finire vivisezionati, 20 randagi sono morti all'idroparco di Kiev, un'intera cucciolata è stata bruciata viva in un parco. Si tratta di un bollettino di guerra. Ma ormai è rimasto solo Cisternino a lottare.

Certo, ora bisogna pensare ai cani di Green Hill. Ai randagi ucraini restano le chiacchere: "solo chiacchiere – riporta Cisternino a Geapress - tante chiacchiere, ma gli animali non si salvano con le chiacchiere" . Non è dato sapere, ad esempio, quali progetti siano stati lanciati con l'annunciata raccolta fondi. Nessuna notizia sulle azioni che avevano promesso di intraprendere il 5 maggio, nella manifestazione romana, le grandi associazioni animaliste, che si erano impegnate a contrastare le stragi. "Dal 2009 la macchina delle uccisioni non si è mai fermata – aggiunge Cisternino - i media hanno girato le spalle".

"Sembra che ora esistano solo i cani di Green Hill, siamo tornati come prima di euro 2012", dice amareggiato Cisternino. Ma cosa succederà ai beagle di Montichiari quando l'attenzione morbosa di media e società cesserà? Finiranno nel dimenticatoio? Probabile. Come le scimmie della Harlan, ancora chiuse in gabbia, almeno fino a quando non sarà modificata la legge in materia. Nessuna liberazione per loro. Come i cani ucraini, che cadono come foglie secche sotto i colpi dei cacciatori. Nessuna pietà per loro.

Roberta Ragni

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