terremoto animali

Terremoto in Emilia Romanga e animali domestici. È stata ancora una notte insonne quella appena trascorsa per gli abitanti dell'Emilia, dove si cerca ancora l'ultimo disperso e il bilancio è di 16 morti e 350 feriti. Dalla mezzanotte scorsa l'Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha registrato oltre 60 scosse, con epicentro situato nella zona interessata dal terremoto. Un evento, questo, che ha colpito e sta colpendo anche gli animali.

Molti, per la paura, sono scappati da casa, in migliaia sono rimasti feriti o imprigionati dalle macerie, tantissimi esemplari si trovano ancora nelle stalle pericolanti. Cosa si può fare per loro?

Per cominciare, l'Associazione protezione del gatto (Apg) di Modena e l'Associazione protezione animali carpigiana (Apac) si propongono di aiutare le famiglie che hanno perso o dovuto abbandonare il loro gatto durante il terremoto a recuperare e a custodire il proprio animale fino al ritorno alla normalità. E si rendono disponibili inoltre ad occuparsi dei gatti rimasti senza mezzi di sussistenza, garantendo alimentazione, ricovero ed eventuali cure mediche. Le due associazioni hanno anche attivato un punto di ascolto per le segnalazioni di smarrimento, ritrovamento, avvistamento e per le richieste di intervento, attivo il lunedì dalle 14 alle 19, il martedì e mercoledì dalle 16 alle 19 e il venerdì dalle 14 alle 19. Il numero del punto di ascolto è 059/255769 e permette di parlare con l'Apg, mentre per mettersi in contatto con l'Apac, si può telefonare allo 320425403 e allo 3204620803 o scrivere all'indirizzo e-mail [email protected].

Per quanto riguarda i canili, a quanto pare non ci sarebbero stati gravi danni, ma i cani iniziano ad essere troppi, dal momento che si sono aggiunti anche quelli dei privati. Per questo motivo, come riporta il blog I cittadini prima di tutto, si sta allestendo un accampamento davanti al canile, ma servono cucce, antiparassitari, medicinali, cibo e molto altro. Per chi volesse aiutare i volontari della LAV di Modena, il punto di raccolta del materiale è la sede LAV di Modena, via Canaletto 100, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, per favore avvisare prima al 320/4795021. È possibile contribuire agli aiuti, anche attraverso una donazione sul conto corrente LAV MODENA (IT14W0538712998000000680238) specificando la causale del versamento ( "Animali terremotati"), così sarà possibile acquistare direttamente il materiale necessario per fronteggiare l'emergenza.

Ma il problema, purtroppo, non riguarda solo gli animali domestici. Anche gli animali da fattoria sono stati duramente colpiti, visto che a Mirandola e a San Felice sul Panaro sono crollati molti tetti di allevamenti di maiali, galline e mucche, schiacciando le povere bestie in trappola e senza via di fuga. I suini sopravvissuti sono di fatto sfollati, per molti di loro si è deciso di procedere con la macellazione immediata. Molti allevamenti non sono stati ancora raggiunti a causa delle strade interrotte e non si sa nulla sulla sorte degli animali. Sono sotto stress, poi, le mucche da latte che, secondo la Coldiretti, a causa della scossa e dello sciame sismico hanno ridotto la produzione di latte del 10%. "I ritmi fisiologici degli animali allevati, – spiega l'associazione – sono scombussolati dallo sciame sismico, mucche e maiali, importantissimi per la ripresa economica del territorio con la produzione di prosciutto e parmigiano Made in Italy: a causa del terrore delle scosse rifiutano di alimentarsi adeguatamente e non riescono neanche a dormire".

Non solo mammiferi. Il sisma, inoltre, ha provocato un'ecatombe anche di rondini e rondoni. "Una intera generazione biologica è sparita", spiega all'Ansa Piero Milanin, responsabile del centro di recupero della fauna selvatica Il Pettirosso di Modena. "Sono venuti giù i palazzi dei centri storici, chiese e torri, i merli dei castelli. Tutti punti privilegiati dalle rondini e dai rondoni per nidificare. Per giunta è successo in un periodo dove le uova vengono deposte o sono appena nati i piccoli. Aggiungete che, come è accaduto alle persone, il terremoto ha sorpreso gli uccelli mentre dormivano. Sono rimasti tutti lì sotto". Molti anche gli esemplari rinvenuti fortunatamente vivi, ma con le ali spezzate. Insomma, una strage faunistica di enorme dimensioni.

Eppure, l'emergenza del sisma in Abruzzo aveva già messo in luce tutte le difficoltà nell'organizzazione di un soccorso specializzato per gli animali in caso di grandi calamità e catastrofi, quando cioè l'attenzione degli Organi di protezione civile è prevalentemente rivolta al soccorso della popolazione e alla messa in sicurezza delle infrastrutture e degli edifici. Allora, spiegava il Generale Luigi Manfredi, Vicepresidente di Ispro, i volontari non erano potuti intervenire se non solo a distanza di giorni dall'evento. Soprattutto, la normativa vigente di protezione civile, che regola gli interventi in caso di pubbliche calamità, non prevede espressamente che tra i soggetti destinatari dei provvedimenti ci siano gli animali, ma soltanto un non meglio definito "ambiente".

Ciò non significa che non ci sia attenzione al problema, ma, visto che le recenti normative in materia di tutela degli animali hanno riconosciuto soggetto di diritto ogni specie animale, sia domestica sia selvatica, le Pubbliche Amministrazioni hanno il dovere di salvaguardarle anche in caso di pubbliche calamità e di catastrofe. Sarebbe quindi tutto più semplice se, tra i soggetti destinatari della protezione civile, venissero espressamente inserite anche le specie animali. "Tocca al Governo e al Parlamento la modifica della legge. Sarebbe un'iniziativa tra le tante necessarie per aggiornare e ammodernare l'intera normativa sulla protezione civile", concludeva il generale.

Roberta Ragni

Foto: Modena Online

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