Almeno una famiglia su quattro possiede un cane o un gatto e anche chi non li ha vuole che il proprio comune s'impegni per non lasciare animali abbandonati. Non solo maltrattamenti e canili lagher, c'è un'Italia che ama e rispetta gli animali. Ma c'è ancora molto da fare, soprattutto nelle attività di mappatura e microchippatura. È quanto emerge dalla prima edizione di Ecosistema animali 2011, il dossier sulle buone pratiche nella tutela degli animali domestici in Italia, presentato domenica a Terrafutura a Firenze da Legambiente.

"Attraverso un questionario inviato a 109 amministrazioni comunali –spiega una nota del Cigno verde-abbiamo realizzato un'indagine sui servizi e le attività realizzate dai comuni capoluogo di provincia per la tutela degli amici a quattro zampe. Anche se ancora molto rimane da fare, l'indagine ci ha permesso di individuare i comuni che offrono ai cittadini servizi di qualità e di selezionare le buone pratiche che possono essere esportate in altri comuni".

Quali sono, allora, le città più "pet friendly"? Modena, Pordenone e Torino conquistano il podio come esempi virtuosi per la gestione e la mappatura delle strutture comunali e le attività di microchippatura per i cani. Ma ci sono anche piani di tutela delle colonie feline, campagne d'informazione sulle leggi in materia di protezione animale, corsi di formazione, iniziative per promuovere l'adozione. Eppure, se questi Comuni svelano un'Italia che ama e rispetta gli animali, ben il 58,4% dei Municipi coinvolti nel dossier ha dichiarato di non aver realizzato la mappatura, mentre solo il 50% ha fatto la microchippatura.

Torino, ad esempio, dispone di due canili gestiti dall'Enpa, che hanno un'assistenza veterinaria giornaliera garantita sia al mattino sia al pomeriggio. Nel canile sanitario sono ospitati i cani vaganti sul territorio comunale. Se tatuati o microchippati, attraverso l'anagrafe canina vengono rintracciati i proprietari e, di norma, i cani tornano dalle famiglie che li avevano smarriti. Se invece non sono provvisti d'identificazione, vengono microchippati e sottoposti a profilassi vaccinale e antiparassitaria e restano in osservazione sanitaria per 10 giorni per escludere la presenza di rabbia. Inoltre nel canile sono ricoverati anche cani di proprietà di quei casi sociali riconosciuti (ricoveri, sfratti, detenzione...) che non possono affrontare la spesa di una pensione o animali posti sotto sequestro dalle autorità competenti.

L'efficienza di queste strutture e del lavoro dell'amministrazione comunale trova un riscontro diretto nella netta diminuzione degli ingressi dei cani nei canili dovuto anche ad una maggiore consapevolezza dei proprietari di questi animali e all'inserimento del microchip. Come a Pordenone, dove il Comune, oltre a gestire l'anagrafe canina regionale e a fare una mappatura aggiornata del territorio, propone campagne informative sulla vaccinazione antirabbica obbligatoria e da tre anni organizza e promuove in collaborazione con la Lav, l'azienda sanitaria e l'ordine dei veterinari, corsi per l'acquisizione di competenze mirate ad un buon rapporto tra i proprietari dei cani e i loro amici a quattro zampe. I corsi si avvalgono della competenza di medici veterinari comportamentali e specialisti del settore in campo giuridico.

"Ancor di più in un momento di crisi come questo riteniamo importante divulgare le esperienze migliori dei comuni italiani per contribuire al primo passo di un'efficiente spending review anche in questo ambito: aumentare la qualità del servizio a parità di spesa", ha dichiarato Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente. Emerge con evidenza da Ecosistema Animali, infatti, che serve un maggiore impegno delle amministrazioni comunali per ridurre il numero di animali abbandonati: "le buone pratiche già in campo dimostrano che è possibile farlo e, nel medio periodo, anche producendo un risparmio per la casse comunali. Anche per gestire meglio gli animali in città fare cultura, facendo crescere maggiore consapevolezza e responsabilità da parte dei singoli cittadini, è premessa insostituibile per ridurre nel tempo, significativamente, costi e problemi per la pubblica amministrazione", conclude la Muroni.

"Dalla nostra indagine emerge un quadro generale interessante: in Italia le competenze ci sono, come insegna l'esperienza di Torino, ma bisogna ancora fare molto, magari prendendo esempio proprio dai comuni virtuosi –spiega, invece, Antonino Morabito, responsabile nazionale Fauna Legambiente-. Senza stilare una classifica dei più "buoni", la completezza delle attività e dei servizi offerti per la tutela e il benessere degli animali domestici e il livello di dettaglio delle risposte fornite dalle amministrazioni nella compilazione del questionario ci ha permesso di individuare i comuni che offrono ai cittadini servizi di qualità e di selezionare le buone pratiche che possono essere esportate in altri comuni".

Roberta Ragni

Per saperne di più e la tabella dei comuni sfoglia l'indagine

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