delfinai svizzera

Delfini e balene non saranno mai più importati nei delfinari svizzeri. È quanto ha stabilito, con 22 voti a favore e 19 contrari, il Consiglio degli Stati, uno dei due rami dal Parlamento elvetico. Una decisione che, almeno in parte, può far gioire i veri amanti dei cetacei, ma che, in realtà, è andata in netto contrasto con quanto aveva chiesto il Consiglio Nazionale adottando la modifica della Legge sulla protezione degli animali con 122 voti a favore e 60 contrari: introdurre il divieto totale e immediato di detenzione in cattività.

La proposta della Consigliera nazionale dei verdi Isabelle Chevalley, che ha definito i delfinari come un'aberrazione in quanto implicano il sacrificio di vite animali e non contribuiscono in nessun modo a una migliore conoscenza dei cetacei, prende il via dal caso del parco divertimenti di Connyland, dove sono morti ben otto delfini negli ultimi tre anni. In questa struttura, continuamente approvvigionata da delfini catturati in mare, i cetacei, così come nelle altre, sono obbligati ad esibirsi accompagnati da musiche assordanti, nonostante le emissioni sonore causino loro dolori lancinanti, e a vivere in piccoli bacini in cui possono solo nuotare in tondo e in superficie, contrariamente a quanto avviene quando sono liberi in natura, dove nuotarebbero circa 100 km al giorno, per cacciare, divertirsi e socializzare.

Contrariamente alla maggioranza delle specie che vivono più a lungo in cattività, i delfini in cattività vivono circa 20 anni di meno dei delfini in libertà, dove i maschi possono vivere fino a 40 anni e le femmine fino a 60 anni. Invece, a causa della privazione sociale e fisiologica, il tasso di mortalità sale paurosamente tra i delfini in cattività. Eppure, "ci sono altri mezzi per divertirsi che non andare a vedere delfini esibirsi in queste condizioni", ha spiegato Chevalley.

Ma se i delfini attualmente detenuti rimarranno nei delfinari svizzeri, la decisione elvetica di vietarne altre importazioni, che si va ad aggiungere ad analoghi divieti esistenti in Norvegia, Inghilterra, Lussemburgo e Cipro, è stata accolta con favore dall'Associazione Ocean Care , che "dal 1989 si impegna ad operare infaticabilmente per assicurare che i delfini siano riconosciuti come animali selvatici che, per via delle loro specifiche esigenze biologiche, non possono essere tenuti in condizioni adeguate in cattività". Insomma, contenti sì, ma non soddisfatti. Perché c'è ancora molto da fare, visto che nel mondo ci sono almeno 200 delfinari.

E in Italia? Nel Bel Paese ci sono attualmente ben sei delfinari, ovvero Acquario di Genova, Delphinaro di Rimini, Delphinarium di Fasano, Parco di Oltremare (Riccione), Parco di Gardaland (Castelnuovo del Garda, Vr) e Parco di Zoomarine (Torvaianica-Pomezia, Roma). E dire che, secondo un sondaggio realizzato da Ipsos per One Voice, associazione animalista francese da anni impegnata insieme alla LAV contro la cattura dei delfini da destinare ai parchi acquatici, oltre due terzi degli italiani vorrebbe proibirli completamente nel nostro Paese . Non tutti, allora, sembrano ancora aver capito quanto sia grande la sofferenza dei delfini tenuti in cattività per il solo, e inutile, divertimento umano. E queste strutture continuano a essere tragicamente piene di folle festanti ed eccitate nel vedere i tursiopi impegnati in stupide evoluzioni comandate. Forse dovrebbero guardare 'The cove' per capire quanto quei luoghi siano orribili lager.

Roberta Ragni

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