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Rinchiuse in gabbie anguste, prima di finire nei laboratori di sperimentazione americani ed europei. È la triste sorte cui sono condannate alcune scimmie. Una recente video-investigazione condotta da BUAV, la più importante associazione antivivisezionista della Gran Bretagna, resa nota in Italia dalla LAV, ha evidenziato le terribili condizioni di vita dei primati.

In alcuni casi, le gravi sofferenze inflitte loro le portano anche alla morte. Ma forse la sorte che tocca a chi sopravvive al viaggio non è più desiderabile. Dolorosissime le sperimentazioni cui sono sottoposte le povere scimmie. Il video mostra centinaia di primati, in particolare macachi, detenuti nelle gabbie di una struttura di smistamento situata nel Laos, nel Sud Est asiatico. Qui gli animali rimangono a lungo prima di partire alla volta dei laboratori di sperimentazione europei ed americani. Davvero forti le immagini che mostrano i poveri primati morti nelle gabbie, insieme alle sofferenze e alle ferite di altri esemplari.

E a rendere ancor più amara la vicenda è che molto spesso tali animali vengono catturati in natura, prima di arrivare nei laboratori come la Harlan, in Brianza, che da giorni è nuovamente al centro delle protesta da parte della LAV e di altre associazioni a causa dell'importazione di centinaia di primati "da sperimentazione": 104 scimmie, parte di un maxicarico di più di 900 primati provenienti dalla Cina.

La Harlan è attiva da più 70 anni, ed è nota, secondo quanto conferma la Lav, per allevare animali transgenici e "da laboratorio". Effettuerebbe anche "servizi di vivisezione" per conto terzi in un capannone alla periferia di Correzzana, in provincia di Monza. L'ex Ministro Brambilla si era occupato personalmente della questione, spingendo il presidente della multinazionale, David Broker, ad impedire l'arrivo di altri primati e di cercare una soluzione per quelli già presenti presso lo stabilimento.

Anche per questo nel corso dei prossimi weekend la LAV ha organizzato una raccolta-firme in centinaia di piazze italiane per fermare questo massacro. Il 17-18 e 24-25 marzo potremo dire basta alle violenze e alle sperimentazioni sugli animali chiedendo al Governo di recepire rigorosamente la Direttiva UE 2010/63 in materia di sperimentazione.

Entro il 10 novembre, infatti, Governo e Parlamento nazionali sono chiamati ad apportare delle modifiche alla normativa che consente la sperimentazione in vivo, recependo la Direttiva. Per questo la LAV ha chiesto attraverso la petizione "di sostenere gli emendamenti proposti dall'associazione, con particolare riferimento alla concreta incentivazione dei metodi alternativi; al divieto di allevamento di cani, gatti e primati in Italia; una rigida regolamentazione per gli organismi geneticamente modificati; il divieto di utilizzo di animali vivi per esercitazioni didattiche ed esperimenti bellici; la creazione di una banca dati telematica per evitare ripetizioni di esperimenti e sperpero di fondi; ispezioni e sanzioni appropriate e dissuasive per le violazioni". E tali richieste, che potrebbero finire in Senato mercoledì prossimo, avrebbero come primo risultato la chiusura di Green Hill e Harlan.

Un massacro che deve essere fermato, a qualunque costa. Intanto l'altra iniziativa di protesta messa in atto dalla Lav sta dando i primi buoni risultati. Gli animalisti infatti hanno chiesto alla compagnia aerea Air China di non essere più complice del traffico di animali dall'asia. E in pochi giorni la petizione ha già raccolto più di 2000 adesioni.

"Parlare di benessere per questi animali da laboratorio è scorretto e fuorviante perché dalla cattura in natura, alla detenzione nelle gabbie e infine all'esperimento nei laboratori, l'animale è costantemente sottoposto a violenze fisiche e psicologiche che lo privano delle basilari necessità della specie evolutasi, in questo caso, per vivere in contesti sociali complessi e in un habitat esteso – ha detto la biologa Michela Kuan, responsabile LAV del settore Vivisezione - Non esiste una buona sperimentazione animale, i primati destinati alla vivisezione sono trasportati e catalogati come merce deperibile, trattati come oggetti vivono la loro breve esistenza nel terrore tra sofferenza e agonia: vendere queste atrocità come evoluzione della ricerca è immorale e totalmente ingannevole. L'Italia non deve perdere questa occasione per dare una svolta importante sul piano scientifico ed etico alla ricerca, a tutto vantaggio della salute davvero di tutti".

Francesca Mancuso

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