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Avere un animale domestico è un lusso? A quanto pare per i nostri politici sì, visto che le spese veterinarie sono state inserite nel redditometro quali indici di ricchezza o indicatori della capacità di spesa. Cani e gatti, al pari di auto sportive, gioielli preziosi, oggetti d’arte e di antiquariato, obbligazioni e fondi di investimento, entrano a pieno titolo nell’arma micidiale ideata dall’Agenzia delle entrate per falcidiare l’evasione fiscale.

Ma sono in tanti, dalle associazioni animaliste ai veterinari, passando per tutti coloro che vivono con animali in casa, a ricordare al Governo Monti che tali spese non possono e non devono essere specchio dell’agiatezza: gli animali, come riconosciuto dal Trattato di Lisbona dell'Unione europea e dal Codice Deontologico dei Medici Veterinari, sono esseri senzienti, non beni di lusso e come tali hanno il diritto alla tutela del loro benessere e della loro salute, garanzie queste che devono essere assicurate tanto più in una fase così delicata per l’economia di molte famiglie. Così Enpa, Lav, Leidaa, Lega nazionale difesa del Cane e Oipa hanno chiesto, con una lettera congiunta al Presidente del Consiglio Monti, al Ministro della Salute Balduzzi e al Sottosegretario alla Salute Cardinale, un intervento contro l’inserimento delle spese veterinarie.

Da non trascurare - affermano le associazioni nella missiva- anche come, molto spesso, chi vive con un cane o un gatto debba già sostenere dei sacrifici per provvedere alle sue cure e per poter affrontare le spese veterinarie. Garantire cure veterinarie e interventi di prevenzione quali vaccinazioni e sterilizzazione, costa spesso grande fatica. Assicurare ciò non è né può certamente essere sintomo di ricchezza, bensì di attenzione, civiltà, e, come nel caso della sterilizzazione anche di scelta consapevole e volontà di dare un contributo concreto alla lotta al randagismo, contributo che peraltro fa risparmiare molto alla collettività”. Le spese veterinarie, insomma, dovrebbero essere una garanzia a tutela del benessere, della prevenzione e della cura degli animali, che come noi hanno esigenze sanitarie e come noi si ammalano e soffrono.

Per l'eurodeputata Cristiana Muscardini , oltre a tutto ciò, vanno considerate tutte le altre possibili ripercussioni negative su abbandoni e randagismo o sulla disincentivazione delle adozioni presso i canili. Per questo, convinta degli effetti negativi di questa misura, ha rivolto un appello al sottosegretario alla salute Elio Cardinale in una lettera inviata, nella veste di vicepresidente dell'eurogruppo animali, al Parlamento europeo: ''Ci rivolgiamo a lei - si legge nella lettera - per chiederle di intervenire, perché insistere sulla proposta sarebbe ingiustamente penalizzante per milioni di cittadini, porterebbe ad un aumento dell'abbandono, con gli evidenti rischi e costi sanitari, e toglierebbe ogni valore alle battaglie e ai risultati ottenuti con il microchip e con la lotta al randagismo''.

La LAV sottoscrive le parole dell’eurodeputata, aggiungendo come per moltissime persone, soprattutto anziane, un cane o un gatto costituiscano l'unico sollievo alla solitudine. Sostiene pienamente le ragioni della Muscardini anche l’Enpa: “in un momento difficile come quello attuale –spiega la presidente Carla Rocchi- qualunque aggravio di spesa per le famiglie italiane che hanno animali renderebbe più oneroso il loro mantenimento”. Eppure, già ora le famiglie italiane che vivono con un animale domestico fanno grandi sacrifici per assicurargli le cure di cui ha bisogno, come dimostra una ricerca dell’associazione Earth sui cittadini della Capitale, che sempre più frequentemente accendono un finanziamento per far fronte alle spese veterinarie, preferendo indebitarsi piuttosto che veder morire o restare menomato il proprio animale.

L’animale di casa è considerato un membro della famiglia a tutti gli effetti -spiega Valentina Coppola, presidente di EARTH- e se consideriamo che la maggiore necessità di cure interviene negli animali anziani, è chiaro che il proprietario che ha condiviso 13 o 15 anni col suo amico non se la senta di negargli le cure per problemi economici”.

Secondo EARTH, il diritto a ricevere le cure necessarie dovrebbe essere esteso anche agli animali. “ Alcune città come Padova, si sono dotate di un ospedale veterinario pubblico”, continua Coppola,” è semplicemente inaccettabile che la Capitale ne sia sprovvista e che i cittadini siano obbligati ad indebitarsi o a negare le cure al proprio animale”. Da tener ben presente anche come in Italia i milioni di persone che vivono con un animale domestico, siano già gravate da una misura estremamente penalizzante: l'aliquota Iva più alta sulla salute degli animali (dal 20 al 21%) e sui loro alimenti (dal 20 al 21%), che può essere foriera di rischio di abbandono e di rinuncia alla proprietà, come dimostrano i conferimenti in canile a causa delle difficoltà economiche di tante famiglie, fenomeno quest’ultimo in sensibile aumento.

Insomma, se con il redditometro gli evasori fiscali avranno vita dura, anche i nostri animali, così come i cittadini onesti, non sono esenti da rischi. Eppure, i nostri amici a quattro zampe non sono beni di lusso, ma essere senzienti che ci donano il loro amore incondizionato, soggetti da tutelare anche dal punto di vista dell’assistenza veterinaria. Ancora di più in un momento così delicato per l’economia di molte famiglie italiane.

Roberta Ragni

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