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Un adorabile cucciolo di orso polare per salvare la sua specie. Destinato a far impazzire il mondo con la sua goffa andatura e l’instancabile voglia di giocare, il piccolo Siku, un nome significativo che in Inuit significa 'ghiaccio del mare', ha 30 giorni, pesa 3.200 grammi e continua a crescere forte e sano. E da oggi potrà esser visto “live” grazie alle telecamere del parco danese Scandinavian Wildlife Park.

L’obiettivo è quello di sfruttare l’innegabile senso di dolcezza e il bisogno di protezione che questo candido batuffolo trasmette per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dello scioglimento dei ghiacciai, che mette sempre più a rischio la sopravvivenza della sua specie. Il debutto di Siku, inconsapevole ambasciatore dei vicini “cugini” polari, ad alta definizione sui pc di mezzo mondo giunge infatti a ridosso della celebrazione di ieri della Giornata Internazionale dell’orso polare, l’International Polar Bear Day, nata per sostenere la necessità sia di ridurre le emissioni di anidride carbonica che di agire sul cambiamento climatico per salvare questa specie, sempre più a rischio estinzione.

Oltre alla “Siku Cam”, realizzata grazie alla collaborazione tra lo Scandinavian Wildlife Park, la Polar Bears International ed explore.org, l’organizzazione filantropica sui media della Annenberg Foundation, gli ideatori di questo progetto chiedono anche di iniziare ad agire, partendo dalle piccole cose. Come abbassare il termometro dei riscaldamenti nelle nostre case di 2 gradi con la "Bundle Up for Polar Bears", letteralmente “copriti di più per gli orsi polari”, un invito a non esagerare con i termosifoni e a indossare un abbigliamento più pesante in casa. Ancor più originale e d’impatto è l’iniziativa “Stink for the Artic”, che in italiano suonerebbe più o meno come “puzza per l’Artico”, ovvero un invito a saltare la doccia almeno per un giorno: se 5.000 persone rinunciassero ogni giorno a una doccia, spiega la Polar Bears International, si potrebbero risparmiare 26.110 tonnellate di emissioni di anidride carbonica.

Insomma, tante belle e originali iniziative che rischiano, però, di rimanere eluse, visto che la Shell, la potente multinazionale petrolifera, vuole far scendere le sue minacciose trivelle nel bel mezzo dell’incontaminato Oceano Artico. Speriamo, allora, che Siku faccia innamorare davvero tutto il mondo, tanto da spingere, magari, il Presidente Obama a fermare questo scempio. E tutti noi a contribuire alla salvaguardia dei molti “Siku” che rischiano di non farcela anche per colpa delle nostre abitudini sbagliate e superficiali. Forza Siku!

Roberta Ragni

Per vedere Siku in diretta clicca qui

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