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Amazon.com ha contribuito al commercio di carne di balena e di prodotti alimentari contenenti derivati provenienti da specie ittiche in via d’estinzione mettendoli a disposizione degli acquirenti tra i generi alimentari in vendita tramite la sezione giapponese del proprio sito di e-commerce. Animalisti provenienti da ogni parte del mondo hanno deciso di organizzare una campagna per fermare le vendite di prodotti ittici illegali, rivolta principalmente verso gli amministratori di Amazon.

Le indagini inerenti al caso sono state svolte dall’EIA (Environmental Investigation Agency), che ha accertato la messa in vendita da parte di Amazon di 147 prodotti contenenti carne proveniente da balene, delfini ed altri cetacei, tra cui le focene, gran parte dei quali inclusi negli elenchi delle specie in via d’estinzione. Nessuno probabilmente avrebbe mai pensato di trovare tra le pagine di uno dei maggiormente utilizzati negozi online carne di balena in scatola o essiccata, senza tralasciare lo spezzatino di balena.

Il direttore di Amazon è stato accusato di aver contribuito alla vendita di prodotti illegali. La caccia alle balene è stata decretata fuori legge dal 1986 in Paesi come la Russia, il Giappone, la Norvegia, la Corea e l’Islanda, ma l’attività dei cacciatori di frodo è purtroppo proseguita nel corso degli anni, sebbene la domanda ed il consumo di carne di balena, giustificato come parte di alcune tradizioni locali, siano fortunatamente calati nel tempo. Pare infine che le materie prime dei prodotti posti sotto accusa avessero provenienza islandese.

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L’EIA ha dimostrato la propria opposizione nei confronti di quanto accaduto chiedendo esplicitamente ad Amazon di eliminare dai propri scaffali virtuali e dal proprio magazzino i prodotti ritenuti illegali e di seguire con maggiore coerenza le norme contenute nel proprio stesso regolamento. Il presidente dell’agenzia investigativa, Allan Thorton, ha infatti dichiarato come Amazon abbia avvallato il commercio di carne di balena ed altri cetacei nonostante ciò sia contrario alle linee guida relative alle vendite effettuate tramite lo stesso negozio online. EIA chiede dunque al fondatore e presidente di Amazon, Jeff Bezos, di porre fine ad una simile ipocrisia.

Per rendere l’appello ancora più efficace, l’agenzia investigativa ha realizzato un video messaggio di sensibilizzazione al problema, incentrato sulla violenza e sulla crudeltà di una pratica venatoria che nella nostra epoca iper-civilizzata avrebbe dovuto ormai avere fine da tempo e che sta spingendo verso l’estinzione diverse specie ittiche già a rischio, della carne delle quali non vi è alcuna necessità di nutrirsi e la cui uccisione è purtroppo legata non soltanto all’attività dei cacciatori di frodo, ma anche alla più che consentita pesca del tonno, come recentemente denunciato da Greenpeace.

Al fine di osteggiare e di rendere noto l’operato di Amazon, l’EIA richiede agli animalisti e ad ogni persona sensibile al tema di aderire ad una campagna di sensibilizzazione da effettuarsi prevalentemente tramite i Social Network, condividendo il video sopracitato e la pagina web appositamente dedicata all’argomento, o inviando una e-mail di protesta indirizzata direttamente ai responsabili di Amazon.

Marta Albè

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