lupo_grigio_canada

Che si faccia sparando con i fucili dagli elicotteri o disseminando le foreste con esche piene zeppe di stricnina, la parola d’ordine in Canada è uccidere il lupo grigio. Il perché è presto spiegato: bisogna salvare al più presto i caribù. È questo il controverso piano che il governo del Canada ha intrapreso per scongiurare l’estinzione delle popolazioni di renne, della quale proprio il lupo, insieme all’orso, è il principale predatore.

É colpa di questo animale "cattivo e famelico", infatti, se gli erbivori nord americani rischiano di sparire dalla faccia della terra. Non della continua e inesorabile perdita del loro habitat, martoriato dalla distruzione delle foreste boreali, cominciata oltre un secolo fa, e dallo sfruttamento delle sabbie bituminose per la produzione del petrolio. Non dell’alterazione del normale equilibrio tra preda e predatore, causato dalla scarsità di cibo e di spazio che rende le renne facili prede. Nossignore: la colpa è solo e soltanto del lupo, di questo canaccio selvatico e cattivo. Abbatterlo, quindi, è l’unica soluzione, anche a costo di utilizzare metodi raccapriccianti che creano enormi sofferenze, come l’avvelenamento da stricnina. Anche se ciò potrebbe significare la morte di altre specie di animali attratti dai bocconcini letali. Non abbiamo altra scelta. Il lupo deve morire.

Devono aver ragionato più o meno in questo modo nei palazzi canadesi quando hanno partorito questa ridicola strategia per tutelare l’ecosistema del proprio ricco, stupendo e immenso territorio, trovando nel povero lupo un vero e proprio capro espiatorio, di cui si stanno servendo, in realtà, per garantire la continuazione delle attività industriali della zona. Quale? L’estrazione di petrolio allo stato solido o semi-solido dalle sabbie bituminose. Ancora una volta, insomma, la vera colpa è del petrolio, o meglio, degli uomini disposti a tutto pur di estrarne un po’. È questa la denuncia del The National Wildlife Federation: se i caribù stanno scivolando sempre più verso l’estinzione, spiega la Federazione, non è per quello che fanno i lupi, ma per ciò che l’essere umano ha fatto e sta facendo. E la persecuzione dei lupi non serve solo alle renne, ma salva anche ai profitti dell’industria petrolifera.

Perché è questo che si sta facendo in Canada. Si sta agendo in nome dello squallido profitto senza pensare alla tutela dell’ambiente. “In generale, spremere le sabbie bituminose è il metodo più inefficiente e inquinante di estrazione del petrolio: un crimine ambientale a tutti gli effetti”, spiega Lorenzo del Sordo sul suo blog. Per ottenere petrolio, infatti, “la sabbia viene spremuta e mescolata con soda caustica e acqua intorno ai 40°C, così da formare una fanghiglia semiliquida che viene pompata (spesso anche per parecchi chilometri) in impianti dove si estrae il bitume (un olio più viscoso del petrolio convenzionale), al quale si aggiunge acqua ancora più calda e petrolio più leggero, prima di portarlo attraverso altri oleodotti nelle raffinerie dove viene trasformato in petrolio sintetico. Evidentemente, è un processo che comporta consumi energetici e idrici ed emissioni inquinanti assai maggiori rispetto ai metodi tradizionali di estrazione del petrolio”, conclude Lorenzo.

È questa attività, insomma, la vera minaccia per i caribù, per gli stessi lupi e per tutti gli animali che popolano il Canada. Così come per l’ambiente in toto. Eppure, invece di migliorare le proprie pratiche per proteggere e ripristinare l’ecosistema, i funzionari canadesi preferiscono avvelenare o impallinare gli animali. Come a dire, meglio un po’ di oro nero oggi che un lupo grigio domani.

Roberta Ragni

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