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Il disastro di Fukushima ha avuto come conseguenza immediata l’evacuazione di 78 mila persone residenti nell’area maggiormente interessata dalle radiazioni, con la promessa che ognuna di loro avrebbe fatto ritorno nella propria abitazione nel giro di pochi giorni. E così, nel panico generale, centinaia di animali sono stati abbandonati al loro destino in quella che viene chiamata “zona di esclusione”, una porzione di territorio che si estende per un raggio di 20 km a partire dagli impianti nucleari.

A rendere nota l’attuale situazione dell’area è un reportage della CNN, che ci apre gli occhi sul doloroso destino a cui cani, gatti, maiali, mucche ed altri animali sono stati abbandonati. Molti di essi sono purtroppo morti di fame a causa dell’assenza delle persone che fino a quel momento si erano prese cura di loro. Le loro ossa e ciò che rimane di ognuno di essi è visibile ai bordi delle strade, nei cortili ed in ogni luogo che li aveva ospitati precedentemente al disastro.

In molti penseranno che si tratti della conseguenza inevitabile di un’emergenza nucleare, eppure probabilmente sarebbe stato possibile intervenire per mettere in salvo almeno una parte degli animali vittime delle radiazioni e dell’abbandono, se soltanto il governo giapponese l’avesse voluto, come ha denunciato ai microfoni della CNN l’animalista Yasunori Hoso:

È vergognoso. Abbiamo chiesto ripetutamente al governo di mettere in salvo questi animali fin dall’inizio dell’emergenza. Ci doveva pur essere un modo per soccorrere e salvare nello stesso tempo sia gli abitanti che gli animali, immediatamente dopo il disastro di Fukushima.

Di fronte alle accuse, le autorità giapponesi hanno risposto sostenendo che fin dall’inizio era prevista un’azione per mettere in salvo gli animali, ma che essa non è stata portata avanti fino in fondo a causa dei gravi rischi per la salute a cui i soccorritori sarebbero potuti andare incontro attraverso una prolungata permanenza all’interno dell’area contaminata.

Soltanto lo scorso dicembre il governo ha permesso ad un gruppo di animalisti di varcare i confini della zona proibita per soccorrere tutti quegli animali eventualmente sopravvissuti. Uno dei primi interventi effettuati dai volontari ha portato al salvataggio di alcuni cuccioli miracolosamente sopravvissuti per mesi all’interno di un’abitazione abbandonata. Ora i 100 gatti e i 250 cani tratti in salvo dai volontari sono ospitati all’interno di un apposito rifugio. I padroni della maggior parte di essi sono stati rintracciati, ma non tutti potranno accoglierli nuovamente con sé, essendo rimasti privi della propria abitazione.

La sopravvivenza di alcuni di essi è stata possibile grazie al coraggioso impegno di un agricoltore, Naoto Matsumura, il quale si è rifiutato di abbandonare la propria fattoria, situata a 16 km da Fukushima, eludendo l’ordinanza di evacuazione imposta dalle autorità. L’uomo, negli scorsi undici mesi, ha continuato per quanto possibile a prendersi cura e offrire cibo al proprio bestiame e ad altri animali presenti nella zona contaminata.

Matsumura sa bene di aver messo a rischio la propria vita per mettere in salvo quella degli animali, e non ha nessuna intenzione di abbandonare Tomioka, la città in cui è nato, per poter proseguire la propria missione. Il governo ritiene che l’area sia ancora fortemente contaminata e, fatta salvo per il permesso concesso eccezionalmente al gruppo di animalisti di cui sopra, non sono al momento previste ulteriori azioni di salvataggio rivolte agli animali.

È solo grazie a Naoto Matsumura ed alle sue denunce che i giapponesi e gli abitanti di tutto il mondo sono ora a conoscenza delle negligenze del governo giapponese e della reale situazione attuale all’interno della zona di esclusione. L’unica speranza è che il suo eroismo venga riconosciuto e che egli si trasformi in un esempio di come sia possibile compiere l’impossibile, spinti dalla propria forza di volontà e dall’amore per ogni creatura vivente.

Marta Albè

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