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Galline ovaiole, finalmente libere anche in Italia? No, purtroppo. E l'Ue ha già avviato una procedura di infrazione contro il nostro paese, che non ha rispettato gli obblighi scattati il 1° gennaio di quest'anno con la direttiva euroepea 1999/74/CE.

Quest'ultima prevede infatti che dall'inizio del 2012 sia vietato l'allevamento delle galline ovaiole in batteria. Mai più gabbie? Dovrebbe essere così, ma fatta le legge, scoperto l'inganno. Non solo non tutti gli allevatori non si sono ancora adeguati alla nuova normativa comunitaria, ma anche gli obblighi entrati in vigore sono stati messi in discussione dallo stesso governo italiano.

Da parte nostra, infatti, circa un mese fa era stato presentato un emendamento alla Legge Comunitaria 2011 volto a modificare, in peggio secondo la LAV, alcune disposizioni in materia, insieme al Decreto Salva Italia. Un esempio? La non sanzionabilità di alcune violazioni "relative alla produzione, commercializzazione e all’immissione sul mercato di uova non conformi al Regolamento 598/2008 e la cancellazione dell’aggravante per i soggetti che reiterano la violazione alla produzione e commercializzazione delle uova non conformi ai requisiti del Regolamento 598/2008". Un tentativo, secondo gli animalisti, di raggirare il provvedimento europeo.

Ma la ciliegina sulla torta deve ancora arrivare. Purtroppo per noi, visto che siamo uno dei Paesi dell'Unione con il maggior ritardo nell'adeguamento delle gabbie per le galline ovaiole. E l'ultima mazzata contro gli allevatori italiani furbetti (e contro lo Stato ovviamente) è giunta proprio dall'Ue, che ancora una volta ci ha bacchettati. Ebbene sì, l’Italia è ufficialmente tra i destinatari della comunicazione di costituzione in mora da parte della Commissione UE "a causa del mancato recepimento della direttiva 1999/74/CE, che stabilisce che dal 1° gennaio 2012 le galline ovaiole debbano essere tenute in 'gabbie modificate', con 750 cm² di superficie a disposizione di ciascuna gallina, un nido, lettiera, posatoi e dispositivi per accorciare le unghie in modo da consentire alle galline di soddisfare i loro bisogni biologici e comportamentali".

Non c'è da stare allegri, e nemmeno da vantarsi, visto che secondo quanto spiega la LAV, 50 milioni di galline ancora detenute nelle gabbie convenzionali in tutto il Vecchio Continente, in violazione della normativa UE, quasi la metà, ossia circa 20 milioni di galline, sono in Italia.

L'associazione, qualche giorno fa, ha chiesto dei chiarimenti sulla mancata messa al bando delle gabbie in Italia, al Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Mario Catania. “La situazione è in rapido miglioramento (…) La procedura partirà comunque – aveva dichiarato il Ministro - ma l'iter è lungo e spero che prima arrivare davanti alla Corte di giustizia ci sia una ragionevole decantazione di tutto il problema".

Iter lungo? Inaccettabile secondo gli ambientalisti. Roberto Bennati, vicepresidente LAV ribatte: “Le dichiarazioni del Ministro Catania non sono accettabili. (...) La situazione non sta rapidamente migliorando e ci domandiamo su quali dati il Ministro Catania fondi le sue affermazioni dal momento che, ad oggi, l’Italia non ha ancora risposto alle richieste ufficiali di Bruxelles di fornire stime circa la detenzione di galline in gabbie di batteria convenzionali, illegali dal 1à gennaio. Dal Ministro Catania, con una solida esperienza a Bruxelles e una dichiarata volontà di perseguire politiche europeiste, ci aspettiamo un cambiamento di rotta in favore della fine delle gabbie di batteria.”

Altro che cambiamento di rotta. È arrivato una nuova batosta dall'Europa che adesso chiede risposte. Insieme all’Italia altri 12 paesi sanzionati sono: Belgio, Bulgaria, Grecia, Spagna, Francia, Cipro, Lettonia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Romania.

Avremo tempo per altri due mesi per rispondere alla lettera di costituzione in mora in forza dei procedimenti di infrazione dell'UE. La mancata applicazione del divieto d’uso delle gabbie di batteria convenzionali dal primo gennaio 2012 è grave sia perché la norma europea, la direttiva 1999/74/CE, è nota da ben 13 anni, sia perché a pagarne le conseguenze saranno i circa 20 milioni di animali solo in Italia, costretti ancora in spazi angusti dove non possono né aprire le ali, né appollaiarsi e tantomeno razzolare. Ma questa diffusa illegalità rischia di pesare sulle tasche dei contribuenti italiani, che saranno chiamati a farsi carico economicamente della procedura di messa in mora” prosegue Bennati.

E il problema, che riguarda principalmente il maltrattamento delle galline, di riflesso colpisce l'uomo visto che acquistiamo in Italia uova etichettate come legali, ma che in realtà non lo sono. “Questo aspetto è prioritario per la tutela del consumatore e crediamo fermamente non si possa tollerare un inganno di tale portata per i consumatori”, conclude il vicepresidente della LAV.

Adeguarsi alla direttiva Ue è il minimo. Non è possibile tollerare a lungo situazioni come quella denunciata da Nemesi Animale. Un video raccapricciante, che ha mostrato le situazioni terribili cui sono costrette a vivere (e a moriri) 200mil galline all’interno dei capannoni di Olgiate Olona (VA). Quanto ancora dovrà durare questa tortura semi-autorizzata?

Francesca Mancuso

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