randagi_romania

Dalla Romania un barlume di speranza per la tutela e il benessere degli animali. Con un vero e proprio inaspettato colpo di scena, la Corte Costituzionale romena ha accolto le osservazioni sull'incostituzionalità della legge ammazza-randagi, che prevede la possibilità di uccidere i cani dopo 30 giorni di detenzione nei canili. E ha rispedito al Parlamento la legge chiedendone la revisione.

Una vittoria per le decine di membri del Parlamento romeno appartenenti alle opposizioni (PNL e PSD) e i migliaia di difensori dei diritti degli animali che si erano mobilitati contro il provvedimento, sia a livello nazionale che internazionale. Una sconfitta durissima, invece, per il Presidente Traian Basescu e il Ministro Elena Udrea, i maggiori sostenitori del provvedimento. E una disfatta anche per la lobby politico-economica legata al partito di maggioranza, che sulla gestione del randagismo ha fatto e fa affari d’oro.

Questi appalti - spiega Sara Turetta, presidente della Onlus Save the dogs - vengono spesso affidati a società legate con un doppio filo ai politici, locali o provinciali. Sono soldi che se il lavoro fosse fatto secondo le norme previste costerebbe 100, mentre invece viene fatto in maniera da costare 20, guadagnadoci 80. Per esempio gli animali, nei 30 giorni che devono rimanere nei canili prima di essere uccisi, dovrebbero essere tenuti in maniera dignitosa e nutriti. Cosa che spesso non capita. L'eutanasia dovrebbe avvenire utilizzando certi tipi di medicinali, invece spesso vengono utilizzati veleni che costano meno e che fanno soffrire gli animali”.

Insomma, come i loro fratelli ucraini, uccisi ogni giorno sommariamente nei modi più barbari e crudeli, anche i cani romeni sono costretti a subire orribili sofferenze. Compresa la tratta di cuccioli, squallido business illegale in cui esseri viventi indifesi sono ridotti a merce su cui lucrare.

Di fronte a questo scempio, che finora non hanno prodotto alcun risultato se non quello di mandare a morte migliaia di animali innocenti, non si può rimanere fermi: le associazioni animaliste chiedono da anni un piano di prevenzione e lotta al randagismo alternativo ai barbari olocausti in atto, che comprenda la creazione di un’anagrafe canina e la sterilizzazione obbligatoria dei cani randagi e di proprietà. Ma le loro richieste sono sempre state ignorate.

Da oggi, però, la decisione della Corte Costituzionale rappresenta un precedente di importanza strategica di cui il Governo romeno dovrà tener conto prima di ripresentare per l’ennesima volta il provvedimento in Parlamento. Arginata l’emergenza, quindi, si dovrà immediatamente passare alla controffensiva proponendo una normativa europea che proibisca alle singole nazioni di praticare l’eutanasia di massa di animali d’affezione.

Roberta Ragni

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