randagi_ucraina

Altro che stop alla mattanza. Le promesse del governo ucraino si rivelano solo fumo negli occhi e nel Paese dell’Est Europeo i randagi continuano a morire a centinaia, anche se il Ministro dell’Ambiente Mykola Zlochevsky aveva promesso a Novembre che ne avrebbe proibito l’uccisione. Ma così non è e, in vista degli imminenti Europei di calcio, le città continuano a essere ripulite. A tutti i costi. Più che un calcio al pallone, un calcio ai diritti animali, anche a quelli più basilari.

É un nostro connazionale, Andrea Cisternino, un fotografo che lavora a Kiev e attivista animalista, a lanciare l’allarme: “anche oggi sono andato a documentare l'ennesima strage nel centro di Kiev di circa 11 cani”, fa sapere con un video su youtube e un post sulla pagina facebook Io non posso parlare ... sei tu la mia voce, che gestisce in favore degli animali.

La notte del 09 Gennaio, ad esempio, sono stati uccisi barbaramente 11 cani, avvelenati da un signore sceso da un furgone, stando a quanto hanno raccontato i testimoni. Alcuni di loro sono morti sul posto e sono stati portati via subito, probabilmente per eliminare le prove. Tra loro anche due cani appartenenti ad un ragazzo ucraino, evidentemente disperato per la perdita dei suoi amici a quattro zampe. Il resto dei randagi avvelenati, tutti gestiti da volontari e registrati al Comune, sono stati trovati morti qualche ora più tardi nei loro improvvisati rifugi.

Una strage, questa, che arriva solo pochi giorni dopo un’altra, sempre documentata da Cisternino: nella notte tra il cinque ed il sei gennaio, il giorno della vigilia del Natale ortodosso, alcune cucce “bunker”, realizzate interrate per proteggere dal freddo i randagi ucraini salvati dai volontari, sono state date alle fiamme. “Sei box sono stati bruciati - riferisce Andrea Cisternino – e quattro cuccioli non si trovano più“. Con tutta probabilità, sono morti proprio all’interno della loro cuccia, spiega uno dei volontari ucraini, così come gli altri cani uccisi dall’incendio doloso.

Sempre il sei gennaio, poi, a Gorlovka, a circa una cinquantina di chilometri da Donietz, nell’estremità orientale dell’Ucraina, i volontari hanno trovato un pozzo pieno di cani morti. Li avrebbero coperti con il cemento, alcuni ancora vivi. Purtroppo, però, nonostante l’intervento degli animalisti, nessun cane è stato salvato.

Sono stanco di trovarmi di fronte a tutti questi omicidi, a queste creature sempre con gli occhi aperti come se ti guardassero per chiederti perché, stanco di accarezzare e prendere sulle mie gambe creature uccise per conto di gente senza cuore”, racconta l’animalista.

Insomma, ufficialmente, le stragi, quelle con tanto di forni crematori “portatili”, sarebbero finite. Ufficiosamente, invece, continuano eccome. E in nome delle più disparate scuse: i cani attaccano la gente, hanno la rabbia, sono pericolosi, sono malati, ecc. Ma la verità è solo una: sono esseri viventi in balia di uomini senza scrupoli, che dall’alto della loro arroganza decidono chi vive e chi muore.

Per questo gli animalisti chiedono di non chiudere gli occhi e di boicottare gli Europei.

Ecco alcune petizioni da firmare per fermare questo massacro e fischiare la fine di questa sporca partita:

http://www.firmiamo.it/mattanza-cani-e-gatti-randagi-in-ucraina

http://www.thepetitionsite.com/2/tell-ukraine-to-stop-burning-animals-alive/


Roberta Ragni

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