aragoste

Costretti a passare le ultime ore della loro vita esposti in un supermercato, con le chele legate per ore, per giorni. Per poi andare incontro ad una morte dolorosa e violenta, immersi vivi in acqua bollente. È questa la sorte di migliaia di astici e di aragoste, esibiti e trattati come qualsiasi altra merce. Nonostante le disposizioni sulla tutela degli animali. A far luce sulla vicenda arriva una video inchiesta di Saverio Tommasi, “Considerando l’aragosta”, che prende le mosse da una lettera scritta ai dirigenti dell’Ipercoop di Sesto Fiorentino, in Toscana, da Camilla Lattanzi, animalista e vegana, indignata dalla visione di aragoste e astici vivi, con le chele legate, in vendita nel centro commerciale.

Penso che nemmeno il più convinto dei carnivori desideri cibarsi di animali morti dopo una lunga e dolorosa agonia”, spiega Camilla nella missiva, riferendosi alla crudele usanza di bollire vivi questi crostacei. Eppure, nel 2008, dopo che la Lega antivivisezione italiana nell' “Aragosta Day” denunciò la cattiva condizione dei crostacei vivi, tenuti sul ghiaccio con le chele legate, proprio la Coop si si adoperò per garantire agli animali uno standard di vita quanto meno accettabile, prima di finire in pentola.

La catena si impegnò non solo a vietare l’esposizione su ghiaccio, ma anche ad “individuare e definire, insieme all'istituto zooprofilattico, le corrette modalità di gestione della legatura delle chele” e a sensibilizzare il consumatore per evitare che gli animali venissero immersi vivi in acqua bollente. Come conferma la lettera (clicca qui per scaricarla) inviata da Maurizio Zucchi, direttore della qualità, alla Lav. Ma si tratta di promesse, almeno in parte, disattese. E già. Perché sono passati tre anni, ma gli astici hanno ancora le chele legate e della sensibilizzazione ai consumatori non ce n’è nemmeno l’ombra. Insomma, “le indicazioni fornite dalla Coop, se è vero che le fornisce, non sono seguite”, spiega la Lattanzi.

Eppure il parere medico scientifico redatto il 29 luglio 2007 dal Centro di Referenza Nazionale per il Benessere degli Animali del Ministero della Salute intitolatoSofferenza di aragoste e astici vivi con chele legate e su letto di ghiaccio durante la fase di commercializzazione, a cura del Dr. Paolo Candotti, afferma non solo che il posizionamento degli animali sul ghiaccio è inappropriato sia come metodo anestetico che come metodo di stoccaggio, ma anche che l'esposizione alla luce diretta e intensa è una condizione generatrice di stress che riduce inoltre i tassi di sopravvivenza e che la legatura prolungata delle chele determina atrofia muscolare e inibizione dell’alimentazione. Su questo, pare che la catena abbia fatto decisamente, è il caso di dirlo, orecchie da mercante.

Riguardo alla legatura, non ci sono alternative”, afferma lapidario un dirigente Coop contattato da Tommasi. “Essendo animali molto territoriali se le chele venissero slegate, diventerebbero come Highlander, ne rimarrà uno solo nell’acquario. Qualche giorno mi pare un tempo assolutamente non prolungato, visto che il tempo di digiuno di questi animali dura dei mesi in natura”, spiega il dirigente cimentandosi in una spiegazione davvero poco scientifica che si conclude con un astruso paragone con le anguille nel mar dei Sargassi.

Intanto, la Whole Foods Market, la più grande catena di supermercati alimentari biologici degli Stati Uniti, ha scelto di mettere definitivamente al bando i crostacei vivi da tutti i suoi 180 negozi sparsi in tutto il mondo. Si potranno comprare solo congelati: qualità e sicurezza saranno le stesse, assicura la compagnia, ma gli animali non soffriranno inutilmente e non verranno sottoposti a trattamenti crudeli. Resta da sperare che il suo esempio possa essere seguito anche in Italia.

Secondo l’attuale normativa penale la detenzione di crostacei ancora vivi sul ghiaccio è maltrattamento di animali. La Lav invita, quindi, in caso di episodi di violazione, a fotografare o filmare le aragoste e gli astici vivi sul ghiaccio dei supermercati o ristoranti, a contattare il responsabile di sede LAV ([email protected]) e a inoltrare il modello di segnalazione alle competenti ASL veterinarie, Polizia di Stato, Carabinieri, Corpo Forestale, tutti competenti a perseguire i reati contro gli animali.

Roberta Ragni

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