Janet-Jackson-Peta

Un titolo ben poco ambito quello con cui l’associazione People for the Ethical Treatment of Animals, ha insignito la cantante Janet Jackson e la mondanissima Kim Kardashian. È il “Celebrity Awards Grinch”, un premio tutto in negativo (una sorta di "tapiro" nostrano) assegnato a chi ha minacciato fortemente, con le proprie scelte in fatto di moda, il benessere degli animali più di qualsiasi altra celebrity. A chi, proprio come il Grinch, rovina le festività con il proprio disamore per gli altri esseri viventi.

Secondo la Peta, la celebrity più animal-unfriendly sarebbe proprio Janet. La sorella di Michael è riuscita a superare perfino Kim Kardashian, che, pur continuando a essere immortalata dai paparazzi con pelli e pellicce nei suoi outfit, scivola al terzo posto, dopo il regista Cameron Crowe. Criticata per la collaborazione con Blackglama, un marchio che pubblicizza capi realizzati con il "il miglior visone di tutto il mondo", la Jackson viene canzonata sul blog della Peta, che ricorda l’esibizione con Justin Timberlake del 2004, quando le si scoprì un seno. “Durante il disgraziato ‘malfunzionamento del guardaroba’ –scrive la Peta- nel corso del Super Bowl, almeno la carne in vista era la sua, a differenza delle pelli di animali rubate con cui si ricopre, che sono morte come il suo gusto per la moda (per non parlare della sua carriera)”.

Alla Jackson, che nella campagna pubblicitaria della griffe appare sorridente con indosso una pelliccia di visone, il vicepresidente della Peta, Dan Matthews, ha scritto anche una lettera: “mi avevi raccontato che non ti piaceva quando, nei servizi fotografici, gli stylist cercavano di farti indossare una pelliccia e che eri restia perfino ad indossare una pelliccia finta perché avevi paura che sembrasse vera in foto e mandasse il messaggio sbagliato. Eri chiara e sensibile al riguardo. Ora cos’è successo?”.

Pollice verso anche per il regista Cameron Crowe, che nel film "We bought a zoo" avrebbe sfruttato gli animali invece di ricostruire le scene al computer, e per la Kardashian. La star dei reality show americani, viene attaccata partendo proprio dal suo brevissimo matrimonio, durato solo 72 giorni, con il giocatore di basket Kris Humphries: “Kim proprio non riesce a divorziare dalla pelliccia e dire “sì” a un guardaroba più compassionevole". Ma la protagonista di “Al passo con i Kardashian” (Keeping Up with the Kardashians) in realtà era già finita nel mirino dell’associazione animalista come la Peggior donna vestita del 2010. Sempre a lei, poi, è stata dedicata un’intera campagna cartellonistica con un'immagine di due cuccioli di volpe e una domanda: “Kim, a questi due cuccioli manca la loro madre. È lei che porti sulle spalle?”.

La Peta spiega sul proprio sito di aver fatto di tutto pur di porre fine a questa abominevole amore per le pellicce: “abbiamo contattato diverse volte Kim per parlarle della crudeltà dell’industria della pelliccia, sa che gli animali negli allevamenti vengono tenuti in piccole gabbie esposti alle intemperie, che vengono folgorati e spesso scuoiati vivi”. Mettendo le sue crudeli scelte in fatto di moda in mostra, l’associazione spera di costringere la celeb a un cambiamento, in modo che anche le migliaia di persone che la seguono siano più motivate a fare acquisti “cruelty free”. E dire che, ironia della sorte, proprio sua sorella minore Khloe è stata, come Elisabetta Canalis, una delle testimonial della campagna “I'd rather go naked than wear fur”, “meglio nudi che in pelliccia”. Vediamo se anche Kim e Janet rinunceranno alle loro pellicce.

Roberta Ragni

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