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Una piccola vittoria sul fronte della lotta contro la sperimentazione animale illegale, quella che giunge dal Tribunale di Modena. È stato condannato a 4 mesi di reclusione per maltrattamento e uccisione di animali un imprenditore di Mirandola, nel Modenese, che in un casolare di campagna ha effettuato più di 1.300 sperimentazioni di biocompatibilità e test per 566 tipologie di prodotti medicali su cavie, conigli e criceti. Si tratta della prima condanna in Italia per reati di questo tipo.

All'epoca dell’orribile scoperta, avvenuta lo scorso gennaio, nel fatiscente casolare erano intervenute le Guardie Zoofile Lav, coadiuvate dalla Guardia di Finanza che aveva proceduto al sequestro della strumentazione, dell’attrezzatura e degli animali, più di un centinaio tra cavie, topi, conigli e criceti, tutti chiusi in minuscole gabbie pronti a essere torturati e sacrificati. Sono stati affidati, ora, ad un’associazione specializzata nel recupero di animali da laboratorio.

I test servivano alle oltre 100 commissionanti aziende costruttrici nel settore biomedicale per ottenere la certificazione dei vari prodotti e dispositivi medicali impiegati nel settore sanitario. Tre le persone denunciate, tra cui l’amministratore unico dell’azieda, unico fino ad ora condannato, la moglie, proprietaria dell’immobile, e il veterinario che materialmente effettuava i test illegali sugli animali.

Un reato gravissimo, sia per le sofferenze inflitte agli animali sia per l’assenza di garanzie che un laboratorio clandestino può offrire alla collettività, e per il quale dunque avremmo voluto una pena ben più severa” - afferma la Lav. Ma la condanna resta ugualmente importante, perché è la prima emessa in Italia per un caso di sperimentazione illegale. E perché conferma che tutti gli animali sono oggi oggetto della normativa penale sul maltrattamento (legge 189 del 2004), senza distinzione alcuna, anche se oggetto di attività speciale, come in questo caso la sperimentazione animale.

Come spiega Michela Kuan, biologa, responsabile Lav settore Vivisezione: “né la legge nazionale né quella europea pongono ad oggi (l'Italia recepirà a breve il nuovo testo comunitario) reali vincoli nel ricorso all'animale e mancano totalmente i controlli, quindi questo caso è unico perché ha permesso di aprire un varco in questo muro silenzioso sottolineando come le poche volte in cui sono entrate le telecamere negli stabulari, abbiano trovato situazioni illegali”.

Certamente, la sentenza di condanna è un segno importante, soprattutto se si considera il contesto “intoccabile” della sperimentazione animale. “Speriamo che questo caso –continua la Kuan- faccia capire l'inutilità della sperimentazione animale, infatti negli anni di abusivismo nei quali ha operato la struttura, sono stati messi in commercio presidi medici basati di fatto, sulla sola sperimentazione clinica”.

Roberta Ragni

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