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Ne avrete siscuramente sentito parlare, una tassa sui cani e sugli animali domestici approntata dal nuovo Governo Monti, che avrebbe equiparato i nostri amici a quattro zampe ai beni di lusso la cui notizia si sta diffondendo come un virus da ieri sui social network.

Il messaggio che sta circolando sulle bacheche di migliaia di utenti Facebook è questo:

CI MANCAVA SOLO QUESTA: Il governo Monti sta emanando nuove leggi da approvare, una tra le quali la legge sugli animali domestici. Ogni famiglia dovrà pagare una tassa su ogni animale domestico in quanto il signor Monti li definisce BENI DI LUSSO, non beni affettivi. La ringraziamo, professor Monti, perché in questo modo lei sarà complice dell'aumento degli abbandoni, delle uccisioni e della sofferenza di tante povere bestie, che o saranno abbandonati da chi non può permettersi ulteriori spese, o che non verranno mai e poi mai adottati da un canile. COPIA E INCOLLA"

Per saperne di più, abbiamo chiesto spiegazioni direttamente al Direttore scientifico e responsabile campagne internazionali dell'Enpa, Ilaria Ferri, la quale ci ha conermato il sospetto che si trattasse di una bufala. Nessuna tassa sugli animali, dunque. Ma perché è montata una così colossale e allarmante bugia?

A gettare nel panico gli utenti del web ci sarebbe un comunicato stampa dell'AAIDA a firma di Lorenzo Croce che avrebbe detto il suo NO alle tasse sugli animali. E il tam tam sul web è corso più veloce dei neutrini del Cern. In realtà all'origine del caos vi sarebbe un articolo di qualche tempo fa apparso sul Corriere della Sera in cui il Neopresidente dell'Associazione nazionale medici veterinari, Marco Melosi, aveva segnalato il fatto che "il Governo italiano continua a lucrare sugli animali da compagnia, a considerare il cavallo un indicatore di reddito, a ridurre le detrazioni sulle spese veterinarie per cani e gatti, ad aumentare le tasse portando l'IVA ai massimi livelli storici (21%) sul loro cibo e sulle cure mediche degli animali da compagnia, inclusi furetti, conigli e criceti che sempre più numerosi popolano le case degli italiani".

Ne aveva parlato in termini di "surrealismo fiscale", a margine della presentrazione del nuovo redditometro sperimentale, che include fra le sue sette categorie anche le spese veterinarie. "È l'ennesima allucinazione del Fisco nazionale, un quadro visionario, degno della ribellione descritta nella Fattoria di George Orwell. Del resto sono esseri senzienti" disse.

Da qui a parlare di tassa sugli animali la strada è più lunga. Dal canto suo Croci sembra sottolinare, tra le ipotesi del Governo, quella di "un prelievo di possesso dell’animale per andare a coprire i fondi (circa 3 milioni di euro l’anno) per le sterlilizzazioni, fondi che attualmente sono erogati direttamente dal fondo della presidenza del consiglio dei ministri, e che potrebbero subire un taglio cospicuo (si parla fino al 70% voce di corridoio dei ministeri non confermata)".

E Croci avrebbe fornito anche la ricetta per recuperare tali fondi:

  • Il Parlamento li trovi in altro modo e li inserisca nei correttivi della manovra in sede di discussione
  • Questi fondi provengano dall’incremento dell’iva sui prodotti dedicati agli animali
  • Questi provengano da apposite tasse regionali sul possesso di animali, che si applicherebbero o annualmente o direttamente all’atto di iscrizione del cane all’anagrafe canina con un contributo unico.

Molto rumore per nulla, ricordando Shakespeare, una tragicommedia a lieto fine, o quasi. Se non fosse per quell'aumento dell'Iva, e questa è la vera notizia. Secondo l'Enpa, infatti le prestazioni veterinarie e il cibo per animali non devono essere considerati alla stregua di "beni di lusso", ma, al contrario andrebbero agevolati i proprietari di animali con un aliquota IVA ridotta al 10%. Una proposta avanzata dall'associazione contro il cosiddetto "caro-pet", ma a cui mai nessuno ha dato seguito, anzi. Questi prodotti e servizi con l'ultima manovra hanno subito il rincaro del 21% esattamente come altri beni e servizi. Per questo a margine della manovra, l'Enpa aveva espresso la propria posizione in merito sottolineando che "equiparare, non si sa su quali presupposti, gli animali a un collier di diamanti o a una lussuosa imbarcazione da diporto, è un provvedimento miope che rischia di sconfessare quanto di buono è stato fatto in questi anni sul fronte della lotta al randagismo". Ma questo era accaduto qualche mese prima dell'arrivo di Monti.

In quell'occasione l'Ente Nazionale Protezione Animali aveva addirittura richiesto di dimezzare tale valore: "A fine agosto – spiega l’Enpa – abbiamo sollecitato un profondo ripensamento sulla materia, chiedendo al Parlamento di diminuire al 10% l’imposta sul valore aggiunto per le prestazioni sanitarie e i generi alimentari per animali. Purtroppo dobbiamo prendere atto che il governo non ha tenuto conto delle esigenze di milioni di famiglie italiane, che, già colpite dalla crisi, dovranno adesso fare i conti con il 'caro pet'".

Preoccupiamoci di questo, che è già abbastanza.

Francesca Mancuso

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