penguin_jumpers

Sono passati oltre 20 giorni da quando la Rena si è incagliata, lo scorso 05 ottobre, su una stupenda barriera corallina al largo delle coste settentrionali della Nuova Zelanda. E quello che è stato definito “il peggior disastro ambientale della storia dell’isola” sta creando effetti disastrosi sulla vita di moltissime specie animali e vegetali. Tra queste, i teneri e dolci pinguini blu, simbolo storico dell’isola. Le migliaia di tonnellate di petrolio fuoriusciti dal cargo hanno effetti devastanti sui pennuti acquatici, uno su tutti, lo scioglimento dello strato di grasso che impermeabilizza gli animali e trattiene il loro calore. Per questo, gli esemplari sopravvissuti al disastro rischiano l’ipotermia.

Come contribuire per aiutare i piccoli pingu infreddoliti, vittime della marea nera? Ecco arrivare una soluzione semplice e davvero originale: un negozio neozelandese di filati, che subito dopo il terremoto in Giappone si era mobilitato per creare maglioni di lana per gli sfollati, ha lanciato in questi giorni un appello agli sferruzzatori di tutto il mondo per realizzare dei maglioni di lana a misura di pinguino, con tanto di istruzioni e misure per dar vita a un lupetto con aperture ai lati per le ali.

Cosa non si farebbe per i poveri pinguini…e il mondo delle lavoratrici della maglia si mobilita in massa, tanto che il sito è costretto a dare lo stop all’invio di maglioni, perché le richieste sono state abbondantemente superate.

Ma avvolgere i volatili in un morbido maglione è un’idea davvero intelligente? Non proprio, secondo Natalie Clark, dello zoo di Auckland: “farli indossare ai pinguini significa sottoporli ad un ulteriore stress, sconvolgendoli più di quanto già non lo siano. Questi sono pinguini selvatici che non hanno mai avuto alcuna interazione con l’uomo. Sono già abbastanza stressati senza indossare nessun maglione”. Anche perché gli esemplari recuperati dai volontari e ospitati nei centri, vengono riscaldati con lampade e asciugatrici. I maglioni nati da cotanto sferruzzamento non verranno, quindi , mai utilizzati.

maglioni_pinguini

Ma Marg Healy, ex responsabile della riabilitazione presso il parco naturale di Phillip Island, in Australia, non è d’accordo e sostiene che i preziosi filati un’utilità la possono avere: potrebbero evitare che i pinguini non ancora puliti si liscino le penne con la bocca, ingerendo inevitabilmente le sostanze tossiche che possono provocarne la morte. La “tattica” è stata utilizzata con successo già nel 1988, come spiega il libro Astounding Knits! . Quindi, dopo tutto, la trovata potrebbe non essere così sciocca.

Giusto o sbagliato che sia, di certo il pensiero di un pinguino vestito con un morbido lupetto di lana ispira tanta simpatia. E deve essere piaciuto molto anche al cantautore canadese James Gordon, visto che nel 2002 ha scritto una canzone dedicata appositamente all’argomento per la CBC Radio, che si intitola, manco a dirlo, “Sweaters for Penguins”. L’ispirazione è nata proprio da un racconto della BBC della realizzazioni di maglioni per pinguini per una colonia della Tasmania.

Chissà cosa direbbero i pinguini se sapessero parlare… Probabilmente sarebbero semplicemente grati alle tante mani che, armate di ferri, hanno dato vita alle creazioni di lana con le migliori intenzioni del mondo.

Roberta Ragni

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