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Mostrano ai passanti i corpi inermi e privi di vita degli animali trovati morti negli allevamenti della Lombardia gli attivisti del movimento animalista Nemesi Animale che hanno partecipato alla protesta di domenica 23 ottobre, in Piazza San Babila, nel centro di Milano. Stringono tra le mani le carcasse di una gallina, quattro maiali e sei conigli: sono l’emblema degli animali che ogni giorno finiscono sulle tavole dei consumatori in ogni parte del mondo. Un atto di protesta shoccante, diretta, chiara, che aveva come obiettivo quello di invitare la gente a riflettere, perché mangiare prodotti animali significa partecipare al loro sterminio tra atroci sofferenze. E mostrare ciò che gli allevatori non vogliono farci sapere e vedere.

Così, accompagnati da striscioni che recitavano “Hai mai guardato in faccia chi mangi?”, circa 40 attivisti hanno esposto, insieme ai corpi degli animali, le foto che documentavano il recente ritrovamento di questi animali, prelevati dalle loro gabbie negli ultimi 3 mesi, mentre didascalie spiegavano le condizioni di vita in cui gli animali si ritrovano a vivere e le brutali procedure di allevamento che devono subire. Un leggio reggeva inoltre un quaderno dove le persone potevano annotare le proprie sensazioni e i propri pensieri.

Un’iniziativa dal grande impatto emotivo che ha suscitato l’interesse dei passanti, impressionati dalla vista di animali ormai privi di vita. Un momento forte, una presa di coscienza difficile, giunta proprio grazie alle immagini che mostravano le condizioni in cui versano gli animali, proprio grazie a quei corpicini esposti alla pubblica piazza che lasciavano trapelare il dolore, la sofferenza e la tristezza che si celano dietro alle mura di cemento e le porte di acciaio degli allevamenti, in cui gli animali sono considerati solo come macchine da riproduzione. In cui ogni più elementare diritto viene brutalmente calpestato.

Speriamo che da questo scaturiscano riflessioni e che le persone cessino di essere parte di tutto questo, abolendo dalla propria dieta i prodotti di origine animale e liberando così i propri schiavi”, spiega il movimento sul proprio sito. “Questi corpi che abbiamo mostrato –continua Nemesi Animale-hanno acquisito una qualche dignità con la nostra protesta, ma per l’industria della carne, dei latticini e delle uova sono solo spazzatura. Di fronte a questi poveri corpi, a queste vite che non hanno potuto in alcun modo esprimersi, è dovere di tutti aprire gli occhi sulle cause e sui motivi. Di fronte a questi corpi –conclude il movimento- che non hanno conosciuto altro che privazioni e sofferenza, noi che abbiamo visto con i nostri occhi i terribili luoghi da cui provengono, ci ritroviamo a tirare un sospiro di sollievo perché la morte per questi animali è finalmente sopraggiunta e ha evitato loro un destino ancora più crudele e terribile, quello della prigionia e del macello”.

Roberta Ragni

Per saperne di più e guardare le immagini della protesta

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