nudi_pellicce_arezzo

Il famoso slogan “Meglio nudi che in pelliccia”, varca i confini nazionali: il secco no alla morte di un animale per farne un futile capo d’abbigliamento è stato esplicitamente manifestato da un manipolo di coraggiosi e impavidi attivisti della Lav di Arezzo, che qualche giorno fa hanno dato vita a un flash mob in piena regola nella città toscana.

Un’azione improvvisa che è riuscita a catalizzare l’attenzione dei passanti e dei commercianti aretini, anche perché gli italianissimi volontari si sono spogliati quasi totalmente (erano in costume o in intimo) dei loro abiti per poi sfilare per le vie del centro città indossando solo dei cartelli che scandivano a chiare lettere il no alle pellicce, in un momento delicato quale è l’autunno, in cui consumatori e commercianti possono davvero fare la differenza attraverso i loro acquisti e i loro ordini in vista dell’inverno.

Contro la sofferenza degli animali nessuna vergogna, è chi indossa le pellicce o gli inserti (bordature di cappucci, colletti, guanti e giubbotti..) che deve vergognarsi!”, recitava l’invito ad aderire alla manifestazione. Così, superato l’imbarazzo iniziale sia degli attivisti che dei passanti, le persone hanno iniziato ad incuriosirsi, chiedendo notizie sulle pellicce, su come si riconoscesse quelle vere dalle sintetiche.

Insomma, un modo davvero efficace per puntare l’attenzione sul terribile mondo delle pellicce, barbara usanza purtroppo riapparsa prepotentemente negli ultimi tempi, soprattutto in riferimento agli inserti (cappucci, colletti di giubbotti, guanti, finiture). Inoltre, sono molte le persone che, credendo di acquistare materiale sintetico, magari ingannati dal prezzo, si rendono complici delle brute uccisioni degli animali (a volte anche cani e gatti), che vengono “finiti” con tecniche studiate ad hoc per non danneggiare le loro pellicce, dall’inalazione di gas tossici alla rottura manuale delle vertebre cervicali, fino alla morte per elettrochoc. In barba ai regolamenti comunitari sulla “Denominazione dei prodotti tessili e relativa etichettatura”, che prevedrebbero l’obbligo di indicare sull’etichetta dei capi d’abbigliamento la presenza di parti di animali, come piume, pellicce e cuoio, ma che invece vengono poco rispettati. Ecco perché è importante informare e invitare i consumatori a non comprare pellicce, così come vestiti con ornamenti in pelliccia se non specificatamente sintetici.

Certo non si tratterà degli scatti sensuali e provocanti della Canalis, ma gli attivisti aretini sembrano aver ugualmente colto nel segno! Complimenti!

Roberta Ragni

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