ultima_corrida_Barcellona

Sotto gli occhi malinconici e assettati di “spettacolo” di ben 20mila “aficionados”, si è aperta ieri sera all'Arena Monumental di Barcellona l'ultima corrida autorizzata in Catalogna, dopo l’approvazione del Parlamento catalano della legge che abolisce le corride nella regione autonoma a partire dal gennaio 2012, avvenuta lo scorso 28 luglio 2010 sotto la pressione di una petizione popolare promossa dagli animalisti.

Un ultimo spettacolo con il tutto esaurito, arrivato a costare ben 1.500 euro per alcuni biglietti, per la Monumental, la storica “plaza de toros” della città catalana inaugurata nel 1914, che ieri sera ha chiuso per sempre la sua “puerta grande” dopo sette secoli di combattimenti con i tori. A perire sotto gli "estoque" di tre grandi nomi della tauromachia iberica, accolti dal pubblico al grido di “libertad, libertad” (fra i quali una leggenda delle corride, “il torero folle” José Tomas), 6 tori dell'allevamento El Pilar di Salamanca, due per ogni matador.

L'abolizione "é una piccola vittoria, ma non mi consola", ha detto uno degli animalisti che protestava all’entrata nell’arena degli aficionados, “Quei tori che non moriranno qui moriranno comunque altrove nella penisola iberica o in Francia. E non si può che concordare. Ma, se dal primo gennaio la Catalogna diventerà la seconda regione spagnola senza corrida dopo le Canarie, che l'abolirono nel 1991, gli appassionati dello spettacolo che ispirò Goya, Picasso e Hemingway, continuano a non rassegnarsi: sperano di annullare il divieto e per questo hanno già presentato un ricorso contro la legge regionale davanti alla corte costituzionale spagnola e hanno raccolto fino ad ora 300mila firme per l’abrogazione della legge, a fronte del mezzo milione necessarie.

Per Carlos Lopez Perez, presidente dell’associazione per la difesa dei diritti degli animali Libera, la decisione catalana sarà un esempio anche per le altre regioni: “Crediamo che la Galizia ci imiterà presto e cosi le altre regioni del nord della Spagna in cui i combattimenti taurini non fanno parte delle tradizioni locali. Certo per Madrid e l’Andalusia sarà più complicato ma è solo questione di tempo”.

Il mondo delle corride, insomma, è in crisi. Lo confermano anche i dati del ministero degli interni: fra il 2007 e il 2010 sono diminuite del 35%, e in Andalusia, la patria de los toros, si super il 50%. Tornando alla Catalogna, nel 2011 proprio la Monumental ha ospitato “solo” 10 corride e 5 “novilladas”, i combattimenti coi vitelli.

E dall'Italia anche l'ENPA plaude la messa al bando delle corride nella regione catalana: «Lo stop alla tuaromachia è una grande vittoria di tutti gli animalisti nonché un passo avanti – commenta l’Ente Nazionale Protezione Animali – che traccerà un percorso che ci auguriamo seguiranno altre comunità autonome dello Stato spagnolo. Il nostro auspicio è che da qui ai prossimi anni la corrida divenga off limits una volta per tutte.» Un esempio, dunque. Anche per il nostro Paese. «L’Italia – prosegue l’Enpa – avrebbe molto da imparare dal coraggio che hanno dimostrato parlamentari e cittadini catalani, i quali hanno avuto la lungimiranza di chiudere con la tauromachia, nonostante alcuni sostenessero che i combattimenti tra tori e uomini facessero parte della “tradizione” locale. Noi dovremmo essere altrettanto risoluti e dire no a tutte le manifestazioni e le sagre popolari che speculano sulla pelle degli animali, spesso a costo della loro stessa vita.»

Roberta Ragni

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