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In Svizzera la caccia ai gatti randagi resta legge. A nulla sono valse le proteste delle associazioni animaliste e dei politici contrari a sparare a fucili spianati contro i felini in città: “la mattanza dei gatti erranti” rimane legittima.

Qualsiasi cittadino svizzero potrà continuare ad imbracciare un fucile e sparare a un gatto randagio, fonte di sporcizia e veicolo di malattie. Inaccettabili per gli ordinati e pulitissimi cantoni elvetici. Basterà mantenersi ad almeno 180 metri dalla propria abitazione – unico limite precisato dalla norma – e contribuire così, a colpi di pistola a quella che è stata definita “un’invasione felina”.


A capitanare la battaglia in difesa dei gatti svizzeri Luc Barthassat, deputato del cantone di Ginevra che ha sostenuto fino all’ultimo la petizione lanciata dai ragazzi del rifugio di Sos Chats che in pochi mesi era riuscita a raccogliere e inviare al Bundersrat – il Consiglio federale – oltre 13.700 firme. “Diciamo basta alla caccia dei gatti erranti” lo slogan con cui, accompagnato dalla foto della micetta Lara Croft ferita ad una zampa proprio da una pallottola, si è tentato di sensibilizzare i cittadini svizzeri a mettere fine a questo massacro.

Ma niente, è stato tutto inutile. Inutili anche i tentativi di mediazione proposti: saranno i singoli cantoni a decidere delle soppressioni perché “lo sfoltimento dei gatti randagi” è necessario in quanto il proliferare indiscriminato dei felini metterebbe in pericolo costante uccelli, lepri e rettili, ma anche perché essendo randagi “finiscono con l’accoppiarsi a gatti molto più selvatici di loro”, minacciando anche la salute pubblica e la sopravvivenza stessa della specie domestica.

Ma come si riconosce un gatto “randagio” dal micio del vicino che è andato a fare una passaggiata? Neanche con tale obiezione Barthassat è riuscito a dissuadere il Consiglio, né tanto meno facendo notare la pericolosità per i cittadini di aprire il fuoco nei centri urbani.

La Svizzera, dunque, non segue l’esempio della Francia dove tale barbaria è stata per fortuna abolita. In tal senso l'Enpa auspica almeno che i singoli Cantoni si assumano la responsabilità legislativa adoperandosi per vietare "questa pratica tanto barbara quanto inutile". "Dai dati forniti dall'Associazione Centrale Svizzera per la protezione degli animali - dichara l'Enpa in un comunicato - salta all'occhio come essa sia attivissima: 27.463 sono gli animali accolti nel 2010 nei rifugi delle settanta sezioni dell'associazione. Questo significa che la Svizzera non è un Paese nel quale errano milioni di gatti randagi pronti ad inselvatichirsi nei boschi. Siamo certi che i singoli Cantoni provvederanno al superamento di quello che appare un residuato normativo, ormai senza alcun riscontro con la sensibilità dei nostri tempi, così come recentemente accaduto in Francia".

Perché ovviamente pensare ad un piano di sterilizzazione farebbe “sprecare” troppi soldi pubblici e troppo tempo. E sui soldi e il tempo in Svizzera, si sa, non si transige.

Simona Falasca

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