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Chi l’avrebbe mai detto che a contribuire all’inquinamento dell’Australia fossero proprio i cammelli! Ebbene sì, secondo uno studio, ogni esemplare di cammello emette scariche di metano pari a una tonnellata di biossido di carbonio all'anno, ovvero un quarto delle emissioni prodotte da un'automobile che percorre 20 mila chilometri all’anno.

Ma c’è di più: per eliminare il problema si cerca di risolverlo alla radice, sterminando direttamente i cammelli e pare che la decisione sia stata presa con il beneplacito degli ambientalisti.

È uno di quei problemi di cui nessuno si accorge perché nessuno lo vede” – ha detto Tim Moore, direttore di Northwest Carbon, l'organizzazione che ha lanciato l’idea di uccidere i cammelli per tagliare le emissioni.

La notizia, inaspettata ed eclatante, ha fatto in poco tempo il giro del mondo ed è finita dritta sulle pagine del Financial Times, che si occupa spesso di problemi legati all’effetto serra.

Ma non è tutto, perché l’idea di eliminare la presenza dei cammelli frulla nella testa di molti già da diverso tempo, perché – oltre ad inquinare – questi animali minacciano le popolazioni aborigene e distruggono pesantemente le piantagioni, tanto che lo sterminio (il quale avverrebbe da parte di "tiratori scelti specializzati nel benessere degli animali") è attualmente una delle priorità del governo australiano.

Possibile che uccidere gli animali sia un’azione progressista e ragionevole? È come se - per non inquinare - chiudessimo tutte le aziende e sterminassimo le popolazioni, no?

Verdiana Amorosi

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