bracconieri

È stato accolto con un plauso da parte delle associazioni animaliste lo stop deciso oggi dal Ministero dell'Ambiente sullo schema di decreto riguardo alla riduzione di pena per i bracconieri.

Sebbene inizialmente il Ministro Stefania Prestigiacomo avesse optato per la decisione dello sconto di pena per chi uccide o detiene specie protette, sulla base della direttiva europea 99 del 2008, in un secondo momento ha fatto marcia indietro.

"Nessuno 'sconto' di pena è possibile per chi caccia specie protette" ha detto la Prestigiacomo, che intende procedere diversamente rispetto a quanto suggerito dall'Ue. "Evidentemente – prosegue - il testo che recepisce la direttiva europea va coordinato con la normativa vigente con la caccia e comunque non è pensabile che si renda la vita più facile a chi caccia di frodo specie protette. Il Ministero dell’Ambiente ha sostenuto l’anno scorso una dura battaglia per non far passare ampliamenti del periodo di caccia e non potrebbe mai oggi alleggerire le pene per i cacciatori fuori legge. Coordineremo il testo con le norme vigenti sulla caccia".

In sostanza, il recepimento della direttiva europea avrebbe portato a dimezzare le pene attualmente previste, un anno di arresto e l’ammenda da 750 a 6mila euro e riducendole rispettivamente da uno a sei mesi e ad una multa massima di 4mila euro, rendendole di fatto oblazionabili con il semplice pagamento di una sanzione pecuniaria, che in tal modo, avrebbe totalmente estinto il reato, trasformandolo in una sanzione amministrativa.

La sua decisione non poteva che far gioire le associazioni ambientaliste, ed in particolare la LAV e l'Enpa che hanno apprezzano il dietrofront del Ministro e che adesso chiedono di rendere ancora più concreto il suo intervento "inserendo nel Codice penale dei reati/delitti a tutela dell'ambiente e degli animali selvatici con pene proporzionate e non eludibili".

"Il decreto di recepimento è praticamente privo di indirizzi in questo senso. – ha dichiarato Maurizio Santoloci, magistrato e direttore dell'Ufficio Legale della LAV – Si pensi che il gravissimo caso di danneggiamento di habitat in area protetta, secondo il testo di recepimento della Direttiva europea sui reati ambientali, verrebbe inserito nel Codice Penale come contravvenzione anziché come delitto, rappresentando di fatto una sottovalutazione dell’impatto che tale condotta comporta, e riducendo le conseguenze per i responsabili”.

Da qui la richiesta rivolta alla Prestigiacomo di istituire pene severe attraverso un nuovo provvedimento: “Una pena detentiva che non prevedendo un minimo porterebbe il responsabile di questi crimini gravissimi a danno dell'ambiente e degli animali selvatici a poter patteggiare la sanzione minima di cinque giorni di arresto i quali possono essere trasformati in € 1.250,00 di ammenda peraltro rateizzate! In pratica una pena inferiore a quella prevista per il furto di un paio di calzini al supermercato. Un effetto deterrente praticamente nullo" conclude Santoloci.

Francesca Mancuso

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