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Non solo topi e ratti, ma anche scimmie, capre, maiali, pesci e uccelli di vario tipo: in Italia gli animali sottoposti alla vivisezione per scopo didattico continuano ad essere tanti. A rivelarlo è ancora una volta la LAV – Lega Anti Vivisezione – che ha commentato i dati, resi noti tramite la Gazzetta Ufficiale dal Ministero del Lavoro e della Salute, sul numero di animali usati nel nostro Paese dal 2007 al 2009 per scopi scientifici e sperimentali.

Secondo le statistiche pubblicate negli ultimi anni, con cadenza triennale, il numero totale di animali usati per esprimenti scientifici registrano un leggerissimo calo: se nel triennio 2004-2006 erano 2.735.887, negli ultimi tre anni presi in considerazione dall’analisi (2007-2009) il numero è sceso a 2.603.671.
Una flessione ancora troppo bassa, soprattutto se consideriamo il quadro normativo europeo, che suggerisce vivamente la promozione di metodi alternativi alla vivisezione e mette nero su bianco la chiara posizione contraria dell’opinione pubblica a questo tipo di sperimentazione scientifica.

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Tra tutte le specie animali, ad avere la peggio sono ancora una volta i topi (con 1.648.314 unità vivisezionate e soppresse) e ratti (682.925), seguono uccelli (97.248), altri roditori e conigli (73.362) e pesci (59.881), usati massicciamente soprattutto per il loro basso costo (e non per motivazioni scientifiche) e la facilità con cui è possibile trasportarli.

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Ma in che cosa vengono usati questi poveri animali?
La maggior parte viene utilizzata per studi biologici di base, ricerca e sviluppo di prodotti, apparecchiature per medicina e veterinaria (73% degli animali), ma anche analisi per la produzione e il controllo di qualità di prodotti e apparecchi (16%), mentre gli altri servono per effettuare analisi tossicologiche, diagnosi di malattie e didattica.

Anche se purtroppo gli animali di queste statistiche in molti casi saranno ormai stati uccisi, – ha detto Michela Kuan, biologa, responsabile LAV Vivisezione – chiediamo un’indagine Ministeriale urgente per verificare le ragioni di questo aumentato ricorso a specie il cui utilizzo a fini sperimentali per legge dovrebbe rappresentare un’eccezione e fermarne eventuali nuovi utilizzi L’Italia, come per tutti gli altri Paesi dell’UE, si trova a dover recepire la nuova Direttiva 63/2010UE sul tema: Governo e Parlamento non devono assolutamente perdere questa importante e rara occasione per, finalmente, dimostrare gli impegni etici nei confronti degli animali e riconoscerne il valore come esseri senzienti. Non è possibile accettare ancora statistiche così alte che dimostrano la cecità della ricerca ancorata all’obsoleto e antiscientifico modello animale, nonostante la diffusione dei metodi alternativi e la volontà dei cittadini che in parte la finanziano”.

Verdiana Amorosi

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