zoo_circhi

Gli zoo, come spesso è stato denunciato, non sempre rispettano le normative che tutelano la salute degli animali. Succede anche in Oriente, e precisamente in Cina, dove il quotidiano China Daily ha riferito che oltre il 10% dei circa 500 zoo cinesi non rispettano le condizioni di benessere degli animali. Di conseguenza, è scattata la revoca della licenza a 7 di loro da parte delle autorità cinesi.

Un esempio anche per l'occidente, dove molto spesso, non si è guardato con attenzione al problema delle condizioni in cui vivono gli animali degli zoo.

In particolare in Italia dove la normativa recepita nel 2005 dal Ministero dell'Ambiente tende a non considerare come tali gli zoo che non rispettano i requisiti di legge. In questo modo, quindi, non vengono chiusi né tantomeno necessitano di licenza. Così, come fa notare l'agenzia GeaPress, lo zoo di Terrasini, in provincia di Palermo è stato finalmente chiuso, ma solo dopo la visita di Striscia la Notizia che documentò le orrende condizioni di alcuni animali. O ancora il caso di uno zoo nel Lazio intestato ad un circo itinerante: "Quest’ultimo può esistere grazie ad una blanda licenza rilasciata dal Ministero per i Beni Culturali, valida, però, come attrazione spettacolare. Di fatto non formalmente zoo ma neanche circo. È un …. nulla, che sta lì con un rarissimo scimpanzé ad attendere l’incasso del botteghino".

E a proposito di circhi, è di ieri la notizia della tragedia avvenuta in un circo della città di San Pietroburgo dove 50 dei suoi animali sono morti in un incendio causato probabilmente da un corto circuito. "Erano specie esotiche, in gran parte serpenti", ha precisato un portavoce della protezione civile della città. Tra le altre vittime del rogo anche altri animali, come pappagalli, cincillà, roditori e scimmie. Gli animali rimasti uccisi erano tutti custoditi in una struttura in muratura per l'esposizione al pubblico vicina al tendone del circo. Ci si interroga dunque sulle condizioni di sicurezza degli animali. A farlo è stata anche la LAV che sul tema sta conducendo la campagna "Vogliamo un circo umano". L'associazione ha già inviato due petizioni, una al Governo, l'altra alle Amministrazioni locali, richiedendo una nuova legge che metta un freno o meglio la parola fine “all'uso degli animali in questi spettacoli favorendo la riconversione delle imprese circensi in spettacoli basati esclusivamente sulle abilità degli artisti umani”.

Secondo la Lav, nel nostro paese ci sono circa 100 imprese circensi che detengono 2 mila animali, di ogni razza e specie. Si va dai grandi felini agli elefanti, dagli ippopotami a dromedari e cammelli.

Essendo chiaramente fuori dal loro habitat, gli animali soffrono e mal si adattano alle nuove condizioni. A ciò va aggiunto anche lo stress procurato, secondo la Lav, dalla doma, dalle esibizioni, dai continui viaggi, dagli spazi ridotti nelle gabbie e dal contatto col pubblico.

Anche perché per quanto riguarda gli zoo dei circhi, manca una regolamentazione adeguata: formalmente sono cose diverse dal circo stesso, ma in sede di recepimento della direttiva zoo si pensò bene di assimilarli alla parte spettacolare in modo da esscluderli dal campo di applicazione della legge italiana sui giardini zoologici.

Anche per questo, dalla Lav si levano voci per invitare le istituzioni a farsi carico del problema, così come è successo in Cina: "Chiediamo al Governo italiano di prendere atto che la detenzione degli animali nei circhi è inaccettabile dal punto di vista etico, in quanto incompatibile con il benessere animale, della legalità e in quanto propone un erroneo e fuorviante modello educativo basato sulla totale sottomissione del mondo animale ai capricci umani – ha commentato Nadia Masutti, responsabile LAV settore Circhi, Zoo, Esotici - È urgente e indispensabile riformare l'antiquata legge 337 del 1968 che regola il settore, alla luce anche del fatto che 16 Paesi del modo stanno vietando, del tutto o parzialmente, i circhi con animali, mentre l’Italia è ancorata al vecchio, deleterio ed egoistico cliché dell'animale-acrobata e in gabbia: questo genere di esibizioni non sono arte, non sono uno spettacolo all’altezza di una nazione moderna e rispettosa degli animali”.

Francesca Mancuso

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