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Bolliti vivi, annegati o soffocati, questo il triste destino dei polli negli allevamenti intensivi degli Stati Uniti. Una nuova indagine del Guardian e del Bureau of Investigative Journalism racconta l’orrore dell’industria della carne bianca.

Pagine difficili da leggere, sono quelle dell’inchiesta in cui si parla di tutto tranne che di benessere animale. Polli soffocati per guasti al nastro meccanico, rinchiusi in minuscole gabbie sovraffollate con mutilazioni e ferite.

E ancora polli gettati nell’acqua bollente ancora vivi, polli morti per lo stress dopo estenuanti viaggi in camion con temperature superiori a 90 gradi o al contrario troppo basse.

Gli animalisti parlano di “violazioni imperdonabili”, chiedendo al Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), che qualcosa si muova per davvero. Perché il dubbio che si celi tutto ciò esiste, scrive The Guardian, citando una fonte anonima che lavora all’ispettorato.

Nell’indagine sono stati esaminati centinaia di registri di ispezione dall'USDA che descrivono nel dettaglio gli incidenti negli allevamenti di pollame in tutto il paese.

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Solo a gennaio scorso, per colpa di un incidente più di 34mila polli si sono congelati perché rimasti al gelo tutta la notte. Ci sono poi centinaia di esempi di polli, ma anche tacchini soffocati, gettati nell’acqua bollente o congelati ancora non del tutto morti.

"Abbiamo appreso che gli incidenti che hanno causato il maggior numero di sofferenze sono quelli relativi alla negligenza o all'abbandono degli animali durante il trasporto e durante la detenzione presso l'impianto di macellazione", ha affermato Dena Jones, direttore del programma Animal Farm presso AWI. "Nessuno di questi incidenti è coperto dalle attuali normative dell'USDA”.

Perché di fatto, si denuncia nell’inchiesta, l’USDA non è obbligato a intraprendere alcuna azione contro gli impianti che violano queste pratiche, a parte la stesura di un rapporto.

 “Il numero effettivo di animali morti è impossibile da dire. Le segnalazioni vengono di solito effettuate solo dopo che si ritiene che siano stati danneggiati più di sei animali in una sola volta, e gli ispettori non sono sempre presenti per assistere alla violazione stessa”, si legge ancora.

Da tempo, organizzazioni per il benessere degli animali firmano petizioni e fanno azioni contro l’ente che non rispetta il proprio mandato di tutela sugli animali.

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In questo momento l’Unione europea non importa pollame dagli Stati Uniti, ma gli accordi commerciali post Brexit potrebbero cambiare le cose. Non che i polli allevati nei paesi europei vivano meglio, documentiamo gli stessi orrori da tutte le parti e per questo, come sempre, invitiamo voi lettori a boicottare gli allevamenti intensivi e ridurre o eliminare il consumo di carne.

Qualunque sia la vostra rispettabile scelta, cerchiamo tutti di adottare un consumo responsabile e consapevole.

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Dominella Trunfio

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