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Alcune scorte di mangimi per animali sono state ritirate, secondo disposizioni, dell’Unione europea, perché contenenti riboflavina, un tipo di vitamina vietata perché prodotta da batteri geneticamente modificati resistenti agli antibiotici usati nella pratica clinica e veterinaria.

L’autorizzazione all’utilizzo di riboflavina è stata rifiutata perché non si possono escludere effetti nocivi sia sugli animali che sulle persone eppure in molti mangimi questa vitamina c’è ancora.

A dirlo è il quotidiano francese Le Monde, che venuto in possesso di un documento di sintesi dell’autorità di controllo olandese, dice che ben otto tonnellate di mangimi contenenti riboflavina sono stati commercializzati in Italia, Polonia e Paesi Bassi, nonché Islanda e Francia Russia, Finlandia, Germania e Norvegia.

“Con otto tonnellate di vitamine, si possono fare alcune centinaia di tonnellate di premiscele che verranno incorporate in centinaia di migliaia di tonnellate di cibo che saranno consumate da centinaia di migliaia, se non milioni di animali”, scrive Le Monde per voce di uno specialista in sicurezza alimentare.


I mangimi sotto accusa provengono da Shandong che è una società cinese, ma sono venduti in Italia tramite una società olandese, la Trouw Nutrition, di proprietà del gruppo Nutreco, leader mondiale nei mangimi per animali.

Così com’era stato per il glifosato, anche su questo additivo la querelle non si è arrestata. In un primo momento, infatti, l’Efsa aveva stabilito che la riboflavina non fosse pericoloso né per la salute umana, né per animali e ambiente.

Dopo diversi controlli, nell’agosto 2016 la Commissione Ue ha chiesto all’Efsa un nuovo parere dal quale è emerso che “dai nuovi dati forniti dal laboratorio nazionale competente per i controlli ufficiali risulta che i campioni di riferimento dell’additivo contengono cellule vitali e/o rDNA del ceppo produttore. Il ceppo produttore Bacillus subtilis KCCM-10445 è portatore di quattro geni di resistenza antimicrobica, tre dei quali introdotti da modificazioni genetiche”.

Da qui la disposizione di ritiro dal mercato: alcune scorte dell’additivo da ritirare entro il 10 novembre, quelle delle premiscele che lo contengono entro il 10 gennaio 2019 e i mangimi entro il 10 aprile 2019.

Ma ad oggi, appunto, secondo Le Monde, le scorte del 10 novembre non sono state ritirate.

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