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Addio a Yupik, l’orso polare che per 25 anni, ha vissuto in una piscina incorniciata dal cemento nello zoo di Benito Juarez nella città di Morelia, nel Messico occidentale con temperature calde che hanno contribuito alla sua sofferenza. Viveva in un vero e proprio carcere, trattato come un fenomeno da baraccone.

Lo staff dello zoo su Facebook si dice addolorato dalla perdita di Yupik che ha vissuto 25 dei suoi 27 anni rinchiuso allo zoo tra flash e rumori causati dai visitatori, eppure da anni si era sempre rifiutato di trasferirlo in una struttura più idonea che chiaramente non poteva più essere l’habitat naturale.

Yupik, infatti, dall’Alaska era arrivato quando aveva solo pochi mesi, la madre era stata uccisa e lui ancora cucciolo era entrato nella sua prigione. Già dal 2016, aveva riscontrato problemi di salute dovuti a un ambiente troppo caldo e spazi ristretti.

Gli attivisti ne avevano chiesto il trasferimento in un rifugio per la fauna selvatica e la tutela della biodiversità nello Yorkshire Wildlife Park, ma quando tutto sembra pronto per garantire una vita migliore a questo sfortunato orso polare, il governo locale aveva bloccato tutto dicendo per bocca del governatore Silvano Aureoles che: “Michocan è la casa di Yupik e qui deve restare. L’abbiamo adottato quando aveva 3 mesi e in questi 26 anni abbiamo garantito il suo benessere con un’equipe di specialisti”.

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Un tale benessere che lo ha di fatto condotto alla morte: Yupik non ce l’ha fatta per un aneurisma e per un’aorta fratturata. Ma nel comunicato stampa dello zoo, è tutto nella normalità.

“Una morte inevitabile causata da malattie naturali di un animale molto e Yupik ha vissuto più a lungo della vita media della sua specie in natura, che normalmente arriva a 15 a 18 anni”.

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Non possiamo però non chiederci quando l’ambiente in cui è vissuto abbia contribuito al suo malessere. Parliamo di condizioni di sofferenza per un animale abituato al freddo e costretto a boccheggiare in una piscina con acqua inevitabilmente calda visto il clima messicano, di spazi stretti e del cemento sotto le zampe.

Adesso Yupik è finalmente libero anche se, avremmo sperato in un altro tipo di libertà.

Ma purtroppo non è la prima volta che vi raccontiamo storie come questa:

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