nathan-cacciatore

La morte di Nathan Labolani, il 19enne ucciso con un fucile perché scambiato per una preda da un cacciatore durante una battuta, punta nuovamente i riflettori sull’inutilità della caccia e la scarsa normativa in tema di sicurezza. Ecco perché bisogna sospendere subito l'attività venatoria.

Si chiamava Nathan e domenica mattina passeggiava tranquillamente in campagna assieme al suo cane ignaro di quello che sarebbe successo da lì a poco. I colpi calibro 300 magnum l’hanno colpito all’addome perché lui quel ragazzone sorridente è stato scambiato per un cinghiale da abbattere.

Adesso il cacciatore, un 29enne di Ventimiglia è indagato per omicidio colposo perché nonostante i tentativi di soccorso, Nathan è morto in pochi minuti.

Uno scenario che non è poi così inconsueto, perché di incidenti come questo ne diamo notizia ogni anno appena inizia la stagione venatoria. Gli ambientalisti e animalisti da tempo ne chiedono la sospensione per motivi di ordine pubblico.

Il Wwf in una nota chiede “alla Regione Liguria di sospendere la caccia in tutto il territorio regionale in segno di lutto. Una giovane vita e’ stata stroncata a causa di un’attività che oggi non ha più ragione di esistere”.

La Lipu chiede invece il posticipo della stagione venatoria “quantomeno al primo ottobre, per evitare che i cacciatori sparino nei boschi in un mese, settembre, particolarmente frequentato da turisti, escursionisti, famiglie. Un incremento delle misure di sicurezza è indispensabile anche per la caccia in generale, a partire dall’aumento della distanza di sparo dalle abitazioni, visto il grande disturbo e i rischi comportati e vista la crescente protesta dei cittadini”.

"Ormai - scrive invece l'Enpa - è indiscutibile che nel nostro Paese esiste una emergenza sicurezza è che questa emergenza è legata all'esercizio della caccia. La morte del 19enne, alla famiglia del quale esprimiamo la nostra solidarietà, è solo la punta dell'iceberg di una pratica che ogni anno causa milioni di vittime animali e decine di vittime umane, anche tra gli stessi cacciatori. La situazione è ormai fuori controllo".

Diciamo NO alla caccia

Il punto però è che di buoni motivi per dire no alla caccia ce ne sarebbero tanti, partendo dal fatto che oggi non è più eticamente accettabile uccidere per divertimento. Senza contare che è in corso una crisi ambientale: habitat devastati, consumo di suolo, perdita della biodiversità dovuta anche all’attività venatoria.

La caccia comporta un devastante disturbo biologico su tutte le specie,anche quelle che non sono oggetto di spari, in quanto sconvolge i normali ritmi di vita, compresa la possibilità di ricerca del cibo. Un solo colpo di fucile può spaventare tutti gli animali per un raggio di centinaia di metri. Ma non solo, il piombo delle cartucce avvelena
l'ambiente e gli animali.

Ad essere vittima dell'avvelenamento da piombo sono soprattutto i rapaci, come le aquile e gli avvoltoi. Nutrendosi delle carcasse di animali feriti o morti, a causa della caccia ingeriscono anche piccoli pezzi di piombo che possono causare intossicazioni e morte.

Ricordiamoci poi che la parola ‘sport’non può e non deve essere associata a ‘caccia’. La caccia è un’attività violenta e praticata con armi da fuoco che niente ha a che vedere con lo sport. Che gusto c’è ad uccidere animali che dopo il ferimento muoiono dopo parecchie ore di sofferenze? Senza contare che quando si spara non si ha neanche contezza se stia sparando a una femmina gravida o neomamma (non che negli altri casi sia meno grave).

E infine, neanche a dirlo, la caccia come dimostra il caso di Nathan rappresenta un pericolo per le persone, soprattutto quando sfocia nel bracconaggio. Ma non è questo il caso, perché qui parliamo proprio di caccia, infatti il 29enne deteneva regolarmente il fucile e stava partecipando a una battuta al cinghiale.

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