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“Freedom”: sono finalmente liberi i cinque baby scoiattoli le cui code si erano attorcigliate tra loro per colpa di graminacee e strisce di plastica che la madre aveva utilizzato per fare il nido. Una storia a lieto fine, che pone però, ancora una volta, l’accento sull'inquinamento da plastica prodotto dall'uomo.

Siamo stati col fiato sospeso sperando che il personale della Wildlife Rehabilitation Center at Wisconsin Humane Society potesse riuscire a salvarli tutti e cinque e alla fine dopo un’operazione con tanto di anestesia, i cuccioli stanno bene.

“Siamo felici di segnalare che tutti e cinque gli scoiattoli sono ora molto attivi e vigorosi, mangiano tutto quello che gli offriamo: noci, semi, e frutta. Stiamo ancora monitorando le code in caso di necrosi, ma speriamo e ci aspettiamo che recuperino al più presto per essere poi liberati in natura”, scrive l’organizzazione senza scopo di lucro su Facebook.

“Possiamo solo immaginare quanto si sentano liberi di muoversi adesso. Sono entusiasti di poter salire e saltare. Come organizzazione senza scopo di lucro, siamo grati ai nostri donatori per aver finanziato la cura di questi animali”, aggiungono.

Ma cos’era successo? Il 14 settembre il centro di riabilitazione aveva mostrato un’immagine raccapricciante, tanto surreale da sembrare un fotomontaggio. Le code di questi cinque scoiattolini erano diventati un’unica matassa impedendo loro di muoversi. Colpa delle graminacee e della plastica che la madre aveva utilizzato per fare il nido.

La coda è fondamentale per il loro equilibrio e per mantenere il calore, probabilmente senza l’intervento dei veterinari, per i cinque cuccioli sarebbe arrivata una morte lenta soprattutto perché in quel groviglio i tessuti erano in sofferenza per insufficienza di circolazione del sangue.

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E finalmente la libertà:

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“Dopo averli anestetizzati è stato tagliato il groviglio di rifiuti, stando attenti a non intaccare le code. Ci sono voluti circa 20 minuti per liberare i giovani scoiattoli. E poco dopo hanno iniziato a riprendersi”, continuano.

Purtroppo però il problema dell’inquinamento da plastica rimane e le vittime dirette sono proprio i nostri amici animali: pesci, uccelli e animali selvatici in generale finiscono per ingerire rifiuti che portano poi al soffocamento o a danni strutturali.

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Dominella Trunfio

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