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Un giovane falco pescatore alla sua prima migrazione è stato colpito da una fucilata a Torrenova, in provincia di Messina e versa adesso in gravi condizioni. Solo qualche giorno fa, avevamo detto addio a Clara un rarissimo esemplare femmina di avvoltoio capo vaccaio ucciso dal bracconaggio, mentre la caccia prende ufficialmente il via in tutta Italia.

Il falco è in cura nel centro di recupero del Dipartimento Sviluppo Rurale di Messina gestito dall’associazione MAN, una vera e propria task force per salvare un esemplare di una specie in difficoltà in tutto il Mediterraneo e che nidifica in Italia grazie al progetto “Osprey”.

Nello scorso mese di maggio era arrivata dall’oasi WWF di Orbetello la notizia di una nidificazione spontanea da parte di una coppia di falchi pescatori: nidificazioni conclusasi con la nascita di tre piccoli Ozzy, Olly e Olaf. Per quanto riguarda la Sicilia l’ultima nidificazione registrata risale addirittura al 1969.

Secondo il WWF, in Sicilia siamo di fronte ad un’emergenza bracconaggio e visto il ripetersi di episodi gravissimi deve essere sospesa l’attività venatoria, individuando i responsabili di questi crimini contro natura.

falco fucilato1
 
falco fucilato2

“Questo nuovo odioso episodio ripropone l’urgenza di una riforma del sistema sanzionatorio penale in materia di bracconaggio e delle tante forme di caccia illegale, con l’inasprimento delle sanzioni nella forma di delitti per un’efficace tutela penale della fauna selvatica, in particolare di quella protetta”.

Caccia, come difendersi

Intanto la Lega anti caccia ha pubblicato un vademecum per difendersi dalle doppiette:

1) Vi è il divieto di esercizio venatorio nel raggio di 100 metri nelle aie e nelle corti o altre pertinenze di fabbricati rurali; nelle zone comprese nel raggio di 100 metri da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro e a distanza inferiore a 50 metri da vie di comunicazione ferroviaria e da strade carrozzabili, eccettuate le strade poderali ed interpoderali;

2) I cacciatori debbono stare a non meno di 150 metri in caso sparino verso le abitazioni o stabili adibiti a posto di lavoro, stessa cosa in caso di sparo verso le strade, comunicazione ferroviaria, impianti di trasporto, stabbi, stazzi, recinti ed aree delimitate destinate al ricovero ed alimentazione del bestiame..(vedi art 21 Legge 157/92)

3) Se vi capitasse di avere cacciatori sottocasa che non rispettano tali limiti e che nonostante le vostre lamentele non si allontanano, consigliamo di prendere più informazioni e particolari possibili ( fare loro foto, annotarvi le loro sembianze, come sono vestiti, se avevano un cane con sè com’era, annotare la targa della macchina se riuscite a vederla..) e recarvi in una stazione carabinieri per denunciare l’accaduto, denunciare in caso di minacce.

4) Non abbiate timore anche a fare una denuncia contro ignoti, comunque rimarrà registrata agli organi preposti e sarà utile in caso di incidenti, come sta capitando da quando è stata riaperta la caccia. In caso di denuncia, mandate copia alla prefettura, fate presente quello che accade nella vostra zona ad opera dei cacciatori . In alcuni paesi, il sindaco con un’ordinanza ha vietato la caccia in alcune zone, per tutelare i suoi cittadini.

Dominella Trunfio

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