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Salviamo il delfino Honey, i 46 pinguini e centinaia di pesci e rettili rimasti nell’acquario Inubosaki Marine Park nella città di Choshi, nella prefettura di Chiba, appena ad est di Tokyo, che ha chiuso a gennaio. Porte serrate per calo di visitatori dopo il terremoto del 2011 e la crisi nucleare, ma al benessere degli animali chi pensa?

Non si arresta la protesta degli animalisti e attivisti che chiedono la liberazione di Honey e dei pinguini rimasti nell’acquario.

Il delfino era stato catturato nel 2005 vicino a Taiji nota come Baia della Morte, città tristemente conosciuta per la caccia descritta anche nel documentario del 2009 vincitore dell'Oscar "The Cove", dove ogni anno dal 1 settembre, si perpetra un nuovo massacro di delfini.

L’acquario aveva comprato Honey proprio li, ma dopo il documentario la Japan Association of Zoos and Aquariums ha accettato di smettere di comprare delfini da Taiji.

Ma adesso la questione è il destino degli animali che per tanto tempo sono stati al centro di un business attrattivo. Come riporta la Reuters, a rimanere nell’acquario chiuso non c’è solo Honey, ma anche 46 pinguini insieme a centinaia di pesci e rettili.

Gli animali vengono nutriti dai dipendenti ma le foto e i video scattati dagli attivisti mostrerebbero tutta la loro sofferenza perché non basta essere sfamati se poi si vive in una piccola piscina da soli.

"Honey è il simbolo sia del problema dei parchi marini che delle pratiche di caccia di Taiji Quando siamo andati a controllare la struttura, mostrava segni di stress, mettendo la testa debolmente dentro e fuori dall'acqua", ha detto Akiko Mitsunobu, di Animal Rights Centre.

Eppure le chiamate a Inubosaki Marine Park non hanno ricevuto risposta. La notizia ha fatto il giro del mondo con l’hastag #SaveHoney, ma ricordiamo che nell’acquario non c’è solo il delfino, ma anche altri animali che hanno diritto a un esistenza più normale.

Nel caso di Honey, non essendo nato in cattività, ma essendo stato catturato si può ad esempio procedere con un piano di reinserimento in libertà, una pratica che in passato ha portato buoni frutti. Gli altri casi dovranno essere valutati singolarmente per capire qual è la sistemazione migliore per loro. Una cosa è certa, devono essere liberati dall’acquario.

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Dominella Trunfio

Foto: PEACE/Handout via REUTERS

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