balene romani

La caccia alle balene non è una pratica recente, purtroppo. Anche gli antichi romani uccidevano queste imponenti creature che allora popolavano il Mediterraneo e che oggi si sono quasi estinte.

Lo rivela un nuovo studio condotto dall'Università di New York, secondo cui la balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) e la balena grigia atlantica (Eschrichtius robustus) siano state quasi estirpate da secoli di caccia fin dai tempi dell'Antica Roma. La scoperta delle ossa di balena tra le rovine romane nello stretto di Gibilterra ha lasciato ipotizzare che i Romani abbiano cacciato le balene.

Le 2 specie di balene vivevano anche nel Mediterraneo

Prima dello studio, si pensava che il Mare Nostrum fosse al di fuori dell'area in cui vivevano queste balene, ma la recente scoperta di ossa nei laboratori in cui i romani lavoravano il pesce, a Gibilterra, cambierà la nostra comprensione del settore della pesca romana e della storia di queste specie di balene.

Entrambe sono migratrici e la loro presenza a est di Gibilterra è una forte indicazione del fatto che siano entrate nel Mar Mediterraneo per partorire in epoche remote.

La regione di Gibilterra era al centro di una grande industria di lavorazione del pesce durante l'epoca romana, con prodotti esportati in tutto l'impero. Le rovine di centinaia di fabbriche con grandi serbatoi di salatura possono ancora essere ammirate oggi. All'interno di esse sono state rinvenute 10 grandi ossa appartenenti alle balene.

I risultati suggeriscono che entrambe le specie una volta abitavano aree molto più ampie di quanto non avessimo mai sospettato.

"Le balene sono spesso trascurate negli studi archeologici perché le loro ossa sono spesso troppo frammentate per essere identificabili dalla forma" ha detto la dottoressa Camilla Speller, coautrice della ricerca. "Il nostro studio mostra che queste due specie facevano parte dell'ecosistema marino del Mediterraneo e probabilmente usavano il bacino riparato come un parto".

Oggi a rischio estinzione ovunque

Gli scienziati del dipartimento di archeologia dell'Università di York hanno utilizzato analisi del DNA e impronte di collagene per identificare le ossa come appartenenti alla balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) e alla balena grigia atlantica (Eschrichtius robustus).

La balena franca nordatlantica oggi vive solo al largo del Nord America orientale ma grazie a questo studio è stato scoperto che essa, secoli or sono, è arrivata anche nel Mar Mediterraneo per riprodursi. Le balene franche sono inserite nella lista rossa dell'IUCN e sono ulteriormente protette dalla legge sulle specie in via di estinzione negli Stati Uniti. Le popolazioni del Nord Atlantico occidentale possono vantare solo poche centinaia di esemplari, mentre quelle nel Nord Atlantico orientale potrebbero già essersi estinte dal punto di vista funzionale, con meno di 50 membri.

La balena grigia invece non esiste più nell'Atlantico. Alcune testimonianze storiche dimostrano che la balena grigia era un tempo distribuita anche nel nord Atlantico, ma questa popolazione si è estinta all'inizio del XVIII secolo. Essa è stata praticamente sterminata dall'intensa caccia. Oggi l'unica popolazione consistente è quella del Pacifico Nord-orientale ed è meno a rischio di quella franca, visto che c'è popolazione stabile. Negli ultimi tre anni è stato registrato anche un aumento del loro numero.

rovine romane

I romani e le balene

Le implicazioni sono interessanti non solo dal punto di vista storico e archeologico, visto che i romani non sono tradizionalmente considerati marinai esperti, ma anche da un punto di vista ecologico.

Da un lato, il Mediterraneo, nonostante oggi ospiti diverse specie di balene e altri cetacei, è sempre stato considerato al di fuori della portata storica sia della balena grigia che di quella franca. D'altra parte, i romani semplicemente non avevano i mezzi per pescare una preda così grande, almeno secondo le conoscenze che abbiamo finora.

L'autore principale dello studio, la dott.ssa Ana Rodrigues, del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica, ha spiegato:

"I romani non avevano la tecnologia necessaria per catturare i tipi di grandi balene attualmente presenti nel Mediterraneo, che sono specie di alto mare. Ma le balene franche e grigie e i loro piccoli potrebbero essersi avvicinate molto alla riva, diventando obiettivi allettanti per i pescatori locali".

Anne Charpentier, docente all'Università di Montpellier e co-autrice dello studio, ha dichiarato:

"Possiamo finalmente comprendere una descrizione del I secolo del famoso naturalista romano Plinio il Vecchio, delle orche che attaccano le balene e i loro piccoli appena nati nella baia di Cadice. Non corrisponde a nulla che possa essere visto lì oggi, ma si adatta perfettamente all'ecologia se erano presenti balene franche e grigie".

Gli autori dello studio ora chiedono agli storici e agli archeologi di riesaminare il loro materiale alla luce della consapevolezza che le balene costiere una volta erano parte dell'ecosistema marino del Mediterraneo.

Il dott. Rodriguez ha aggiunto: "Sembra incredibile, abbiamo perso e dimenticato due grandi specie di balene in una regione ben studiata come il Mediterraneo".

Lo studio è stato pubblicato su Proceedings of the Royal Society of London B.

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