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Come ogni anno alle isole Fær Øer è ricominciata la mattanza delle balene pilota. Nel primo giorno di caccia ne sono state uccise 150, massacrate davanti a centinaia di persone che vivono questo orrore come un momento di festa tradizionale.

Attenzione questo articolo contiene immagini che potrebbero urtare la vostra sensibilità

Una vera e propria mattanza: crudele e inutile. Immagini che fanno rabbrividire: balene e delfini atlantici sgozzati in un mare di sangue. Da secoli ormai, va in scena il 'Grindadráp', ovvero la caccia alle balene nell’arcipelago danese che si trova nell’Oceano Atlantico.

Quest’anno la caccia è già iniziata, come si legge sulla pagina Facebook di Basta Delfinari, ma solitamente il Grindadráp si svolge tra luglio e settembre. Centinaia di famiglie di cetacei vengono uccisi con coltelli e arpioni.

Una dinamica spaventosa: prima vengono spaventati e costretti a spiaggiarsi, poi infilzati dallo sfiatatoi e recisi nel midollo spinale. Una violenza inaudita, tra le grida e la sofferenza di questi animali adorabili. Da anni, Sea Shepherd si batte contro questa pratica assurda portando avanti delle operazione sotto copertura alle Isole Fær Øer.

“Le Fær Øer sono una regione autonoma della Danimarca, il governo danese è connivente con la situazione e in passato ha inviato squadre di militari per difendere i cacciatori dagli attivisti e permettere che potessero proseguire la mattanza. Questo, nonostante la caccia alle balene sia proibita. Ignorando una moratoria internazionale, Fær Øer, Giappone, Islanda e pochi altri ignorano la normativa e proseguono più o meno indisturbati la caccia”, scrivono da Basta Delfinari.

E ancora:

“Negli anni, molti attivisti sono stati arrestati per aver agito contro la mattanza; le forze dell' ordine e il governo locali sostengono la "tradizione" e dal 2015, oltre a punire chi cerca di salvare i cetacei, è condannato anche chi avvista un gruppo di animali in mare e non segnalarlo ai cacciatori, in una escalation di follia macabra e esaltata. Fino ad ora, nulla è riuscito a fermarli”.

Ma c’è di più. Secondo le autorità danesi, questo tipo di caccia sarebbe addirittura sostenibile, visto il numero delle balene presenti. Per questo motivo, le istituzioni non vedono di buon occhio investigazioni e articoli come questo perché secondo loro passerebbe un messaggio sbagliato ovvero quello che all’Isole Fær Øer vengano usati metodi che incitano all’odio e alla violenza. Secondo noi, le immagini parlano da sole.

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Dominella Trunfio

Foto: Kristina E. Mikkelsen

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