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È morto senza aver mai visto il Polo nord e probabilmente sognando la libertà. Addio a Inuka, l’orso polare tristemente famoso per essere stato il primo a nascere in un’area tropicale. Principale attrazione dello zoo di Singapore, all’animale è stata praticata l’eutanasia.

Debilitato, Inuka aveva smesso di nutrirsi perché le sue condizioni di salute erano peggiorate. Da tempo aveva delle infezioni alle orecchie e una forma grave di artrite. Il 26 dicembre aveva spento la sua 27esima candelina, diventando uno dei più anziani orsi polari cresciuti in cattività.

Ma secondo i veterinari non c’era più niente da fare per alleviare le sue sofferenze così qualche giorno fa, gli è stata praticata l’eutanasia nonostante associazioni e cittadini avessero chiesto di lasciarlo morire in maniera naturale.

Adesso Inuka non c’è più e rimane da chiedersi quanto l’essere nato e vissuto in cattività, abbia inciso sul suo stato di salute. Era nato nel 1990, da Nanook e Sheba, due orsi arrivati dal Canada e dalla Germania e la sua storia aveva immediatamente fatto il giro del mondo. 

Il problema principale è che i gestori dello zoo si vantavano dell’orso nato ai tropici, lo avevano reso un’attrazione, come un qualsiasi prodotto di marketing. Ma Inuka non era un oggetto, era un essere vivente che per tutta la vita è stato costretto a vivere in un ambiente innaturale.

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Nel 2004 c’era stato addirittura il sospetto che i gestori dello zoo utilizzassero perossido di idrogeno per mantenere candida la pelliccia dell’orso. Gli animalisti avevano denunciato una sfumatura di verde sul manto, ma dallo zoo avevano risposto che si trattava di una crescita di alghe all’interno del mantello. 

Caldo estremo, spazio ristretto, sottoposto alla confusione dei visitatori e ai flash delle fotografie. Che vita è stata quella di Inuka? Probabilmente simile a quella di Arturo, l’orso più triste del mondo, dell’orso polare Pizza nel centro commerciale cinese e di Taps, l’orso cappuccino ucciso mentre tentava di scappare dalla cattività in cui era nato e probabilmente di tanti altri ancora. 

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Tutti esempi che mostrano come il benessere animale venga messo da parte a favore del profitto. Inuka adesso ha smesso di soffrire, ma senza assaporare il gusto della libertà. L’unica buona notizia di tutta questa storia è che lo zoo di Singapore ha annunciato che la sua gabbia rimarrà vuota e quindi non ci sarà nessun orso polare al suo posto. E noi ce lo auguriamo.

Inuka in gabbia: il video straziante

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