telecamere macelli

Conigli appesi a testa in giù e ancora coscienti, vitelli presi a calci, suini costretti a vivere in minuscole gabbie e ancora capretti, galline e tanti altri animali. Ecco perché Legambiente, CIWF Italia e Animal Law chiedono di introdurre in Italia una legge che preveda l’obbligo di installare impianti di videosorveglianza in tutti i macelli. 

Più tutele per animali, lavoratori, veterinari e consumatori

L’obiettivo è quello di tutelare gli animali, ma anche i lavoratori onesti, veterinari e non per ultimo i consumatori che hanno il diritto di sapere ciò che finisce nelle loro tavole. Per questo le tre associazioni hanno organizzato a Roma la prima conferenza nazionale per avviare un dibattito sul tema e chiedere alla politica di introdurre anche in Italia una norma che preveda l’obbligo di installare impianti di videosorveglianza in tutti i macelli. 

Nel nostro Paese, secondo dati Istat, ogni anno vengono macellati circa 700 milioni di animali, secondo l’ultima indagine sul Benessere animale alla macellazione (PNI 2016 del Ministero della salute) sono state rilevate 490 non conformità in 169 impianti su 1778 macelli controllati, su un totale di 1946 impianti esistenti.

E’ da anni che grazie alle investigazioni di organizzazioni e associazioni, documentiamo gli orrori di macelli e allevamenti intensivi in cui si vedono maltrattamenti e torture sugli animali, ma anche violazioni dei diritti dei lavoratori e aggressioni verbali e fisiche ai veterinari. 

Una situazione, quella italiana, non differente da quelle francese e britannica dove le inchieste delle ONG L214 e Animal Aid, sempre per mezzo di telecamere nascoste, hanno permesso di mostrare esempi di violazioni e maltrattamenti.

Ma adesso già in Francia qualcosa è cambiata: da quest'anno l’Assemblea Nazionale francese ha approvato una legge per introdurre telecamere obbligatorie nei macelli.

macello agnelli2

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Telecamere nei macelli

Le tre associazioni indirizzano la richiesta al Parlamento attraverso un  documento all’interno del quale spiegano il perché sia importante una normativa di questo tipo. Una legge che permetterebbe tra l’altro, di migliorare la protezione degli animali negli ultimi momenti della loro vita tutelando allo stesso tempo i lavoratori, compresi i veterinari.

“Le sempre più numerose richieste dei cittadini e diverse inchieste dimostrano che le telecamere nei macelli sono uno dei modi in cui le nuove tecnologie possono essere messe, con intelligenza, a servizio dell’interesse collettivo, a beneficio di tutti: animali, veterinari, personale e consumatori”, spiega Nino Morabito, responsabile benessere animali di Legambiente.

Il problema riguarda anche i lavoratori del settore. 

“Un mercato drogato in tutta la sua filiera, il non rispetto dei contratti di lavoro, lavorazioni fatte con appalti al massimo ribasso hanno impatto sui diritti dei lavoratori e il benessere animale” sottolinea Marco Bermani, segretario nazionale Flai Cgil.

“Per quanto le violazioni alle norme sul benessere animale siano difficili da accertare, lo Stato non può più permettere che a scoprire comportamenti illeciti siano sempre e soltanto le telecamere nascoste. La richiesta di trasparenza viene direttamente dalla società ed è necessario che ottenga una risposta adeguata, nel rispetto delle leggi e dei diritti di tutti i soggetti coinvolti”, chiosa Alessandro Ricciuti, Presidente Animal Law.

“La videosorveglianza potrebbe migliorare le condizioni di tutti e fornire ai consumatori le dovute assicurazioni. Da oggi parte il percorso, su cui veglieremo, perché queste istanze si traducano in una proposta di legge”, incalza Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia Onlus.

Cosa può cambiare con le telecamere

Per Legambiente, CIWF Italia e Animal Law la videosorveglianza, unita a un controllo serio e frequente, può funzionare. Le telecamere nei macelli possono essere uno strumento prezioso per aiutare a garantire il rispetto della normativa vigente; per limitare, tramite il suo effetto deterrente, le eventuali violazioni della normativa che tutela gli animali; documentare gli eventuali abusi o maltrattamenti nei confronti degli animali da parte del personale operante nel macello; coadiuvare, grazie alle immagini raccolte, la formazione del personale; prevenire gli incidenti e preservare la sicurezza del personale.

Proteggere, inoltre, gli impiegati e il responsabile della tutela del benessere animale da intimidazioni e false accuse, contrastare le cattive modalità di stordimento e abbattimento, migliorare le condizioni generale del benessere animale.

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I dati sulle macellazioni e non solo

Sono oltre 11 milioni i suini e oltre 2,5 milioni i bovini macellati ogni anno nella Penisola (dati FLAI CGIL). Tutta la filiera occupa 120mila lavoratori con un fatturato di 20 miliardi di euro l’anno: quella avicola occupa circa 60mila addetti con un fatturato di 5,5 miliardi di euro. 

Secondo l’ultima indagine sul Benessere animale alla macellazione (PNI 2016 del Ministero della salute) sono state rilevate 490 non conformità in 169 impianti su 1778 macelli controllati (in Italia ne sono in funzione 1946). 

Secondo i Nas, nei mesi che hanno preceduto l’estate 2017 sono stati eseguiti 1496 controlli presso altrettante strutture. Di queste 482 sono risultate non conformi (un terzo del totale) tra condizioni igienico-sanitarie non adeguate, trattamenti farmacologici illeciti, situazioni di sovraffollamento, nutrizione e di profilassi ma anche condizioni di trasporto.

Leggi qui il documento completo

Gli orrori in alcuni allevamenti:

Dominella Trunfio

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