cernia viva liberata liguria

Una cernia viva, pronta a finire sulla tavola di un ristorante di Camogli. Ma il titolare non ce la fa e accorgendosi che il pesce era ancora vivo decide di liberarlo.

Una storia che in un primo momento era sembrata una bufala. Non si è di certo abituati a racconti di questo genere. Ma a confermarla al Corriere della Sera è stato lo stesso proprietario del ristorante Cucà, a Camogli, in provincia di Genova.

Lo scorso venerdì, Riccardo Braghieri si è accorto che una cernia acquistata nel pomeriggio da una pescheria, era ancora in vita. Eppure si trovava fuori dall'acqua da ore. L'animale respirava affannosamente, muova le branchie posato sul vassoio del ristorante.

"Non mi è mai capitato di vedere un pesce così tenacemente attaccato alla vita", ammette Braghieri.

Impossibile anche solo pensare di ucciderlo per portarlo in tavola e servirlo ai clienti. Che fare quindi? Riccardo non ha avuto dubbi: la cernia doveva vivere. Quasi commosso dalla resistenza del pesce, l'uomo gli ha dato anche un nome, Marta, come la gallina fidanzata con Lupo Alberto.

Non potendo allontanarsi dal locale, Riccardo nota tra i clienti la presenza dell'amico Gianfranco e gli chiede di riportare la cernia in mare. Ricevuto l'ok, mette Marta in un secchiello e la affida a lui.

Per fortuna, la spiaggia è a due passi dal ristorante. Nonostante il buio e il freddo, Gianfranco si rimbocca i pantaloni e lentamente entra in acqua per liberarla. Dopo qualche istante di smarrimento, Marta nuota veloce perdendosi nelle sue acque incredula forse della ritrovata libertà.

"Cucù Cernia. Alle ore 22,35 la Marta ( così l’abbiamo chiamata) è stata liberata nel mare di Camogli. Si ringrazia il Il Marchese Ottonello che si è bagnato i piedi ... Lei ora è in viaggio verso qualche tana.. e noi tutti contenti. Ma senza la sua tenacia e voglia di vivere non c’è l’avremmo fatta... e questo vale anche per gli esseri umani. Alcuni lo chiamano miracolo...." sono le parole di Riccardo sulla sua pagina Facebook.

Una notizia che ci riporta alla memoria la recente decisione della Svizzera di vietare di bollire gli astici vivi.

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Francesca Mancuso

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