squalo angelo campagna medreact

Lo squalo angelo è quasi totalmente scomparso. Per colpa nostra, con la pesca a strascico che non si ferma e in generale con lo sfruttamento delle risorse ittiche e l’aumento della pesca industriale. MedReact e l’Adriatic Recovery project lanciano la sua nuova campagna dal titolo 'Credi ancora agli Angeli?' in difesa di questa splendida specie e di tutto l’Adriatico.

Fino a 50 anni fa lo squalo angelo (chiamato scientificamente Squatina) popolava l’Adriatico, insieme a gorgonie, giardini di corallo, scogliere di ostriche, cernie, aragoste, scampi. Ma poi ci ha pensato l’uomo a desertificare tutto e così lo squalo angelo, così come molte altre specie, rischiano l’estinzione.

I danni della pesca a strascico e non solo

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Non a caso l’Adriatico da solo sostiene il 50% della produzione ittica italiana, ed è l’area del Mediterraneo dove si pratica con più intensità la pesca a strascico (triste primato condiviso con il Golfo di Gabes in Tunisia). E purtroppo lo squalo angelo, che ama vivere sui fondali sabbiosi e fangosi a profondità variabile dai 5 ai 150 metri, è particolarmente vulnerabile a questo metodo di pesca, che proprio per il fondali è particolarmente dannoso.

Inoltre alle basse profondità sono soliti vivere individui giovani e femmine gravide, cosa che mette ancora più a rischio la specie, tanto che l’Unione Internazionale per la conservazione della Natura (Iunc) l’ha classificata come “fortemente a rischio”. Un disastro ambientale enorme che segnala la perdita continua di biodiversità dell’Adriatico in atto negli ultimi 50 anni.

Infatti non è solo lo squalo angelo ad essere colpito dai nostri insensati “interventi”. Grandi predatori come squali e razze sono diminuiti del 94%, e drastiche riduzioni si osservano anche per mammiferi marini, delfini, uccelli, foche, balene e tartarughe marine (solo del 2014 circa 52,000 tartarughe sono state accidentalmente catturate da pescherecci italiani di cui almeno 10,000 morte). A tutto questo si aggiunge una forte riduzione di habitat e specie strutturanti, come letti di ostriche, o elevate densità di spugne, fondamentali per il recupero delle specie commerciali e non solo.

La campagna 'Credi ancora negli angeli'?'

campagna angeliFoto credits: MedReact

Da tutto questo nasce la campagna di MedReact e Adriatic Recovery project, in un periodo, quello natalizio, particolarmente “sensibile” al consumo di pesce. Alla campagna è associato un racconto sullo squalo angelo nonché un disegno che lo ritrae e che può essere ritagliato e appeso sugli alberi di Natale in segno di adesione, nonché condiviso attraverso i social, con l’hashtag #BelieveInAngels.

“Nei prossimi anni –  ha riferito Domitilla Senni di MedReAct - l’impulso dell’Unione europea e del CGPM sarà determinante nel definire e attuare misure urgenti, come l’istituzione di una rete di aree di pesca ristrette - ovvero di vaste zone in cui la pesca viene chiusa o fortemente ridotta - ma sarà ugualmente indispensabile l’impegno collettivo  della società civile,  dei portatori d’interesse e della comunità scientifica per  il recupero della biodiversità del  nostro mare”.

Obbiettivo aree di pesca ristrette

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L’obbiettivo più imminente ora è istituire al più presto nell’Adriatico le aree ristrette, che oltre a  costituire delle “riserve” per il recupero di specie ittiche importanti, rappresentano una vera e propria ‘boccata d’ossigeno’ per il ripristino della biodiversità.

Per altre informazioni sui disastri in corso nei nostri mari leggi anche:

Ciascuno di noi può essere un angelo. Noi ci crediamo.

Roberta De Carolis

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