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Cosa si nasconde dietro un selfie con gli animali selvatici? Bisognerebbe chiederselo prima di scattare una foto da condividere sui social per acchiappare qualche like.

La risposta arriva dalla World Animal Protection: una foto può anche uccidere perché cela stress, sofferenze e abusi sugli animali selvatici. Non sono solo i selfie con le tigri drogate a preoccupare, ma tutti gli scatti in compagnia di animali che non dovrebbero stare tra le braccia.

Su 34 miliardi di immagini postate su Instagram da 700 milioni di persone ‘ci sono decine di migliaia di selfie con animali’. Un fenomeno che mette in allarme alla World Animal Protection perché l'aumento dei selfie di questo tipo è stato del 292%.

La situazione non è più sotto controllo da tempo, perché il turismo è diventato sempre più invasivo nella foresta Amazzonica, quindi non è raro vedere persone sorridere accanto a serpenti o in generale animali esotici.

Secondo l’associazione spesso gli esemplari sono "vittime di abusi, tenuti in gabbie buie per ore o legati a corde, e poi tirati fuori per l'occasione". Tra i più gettonati ci sono l’anaconda o piccoli coccodrilli che, per una moneta, vengono tirati fuori dalle cellette.

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Senza dimenticare i bradipi in gabbia poi messi sulla spalla dei bambini e ancora rettili, tartarughe, i Koala australiani e tanti altri esemplari che vivono in tutto il mondo.

Dice l’associazione in una nota:

“A volte i ‘proprietari’ usano metodi violenti di allenamento degli animali solo per renderli innocui e sicuri in caso di selfie. Li intontiscono. È angosciante. Eppure se gestito correttamente il turismo della fauna selvatica può essere un bene per l'ambiente e per gli stessi animali. Può contribuire alla conservazione, alla creazione di riserve naturali e migliorare il loro benessere”.

Se già dei social come Tinder, hanno detto stop ai selfie con le tigri, la strada è ancora tutta in salita. Per questo World Animal Protection invita tutti i governi a promuovere una campagna di sensibilizzazione per i turisti e contatta i principali social come Twitter e Facebook per chiedere eventuali censure.

Ma non solo, l’associazione lancia un suo "Selfie code", un codice-petizione diffuso online in cui spiega come ci si dovrebbe comportare in presenza di animali per evitare errori.

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E tra questi c’è sicuramente quello di rinunciare a fare foto con animali in braccio o se sono legati e in condizioni precarie e mentre gli si dà del cibo. Lo scatto giusto è quello in lontananza di un animale libero nel proprio habitat naturale.

Dominella Trunfio

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