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Stipati in camion sovraffollati, ammassati l’uno sull’altro senza la possibilità di potersi muovere. Ogni anno, oltre due milioni di bovini e ovini affrontano viaggi dell’orrore fuori dell’Unione europea e una volta arrivati trovano la morte nei macelli.

Il mese scorso gli investigatori di Compassion in World Farming si sono recati al confine tra Turchia e Bulgaria per documentare le condizioni degli animali in transito, trasportati fuori dai confini europei e hanno rilevato sofferenze devastanti.

Animali che vengono esportati in Medio Oriente, Nord Africa e Turchia e dopo lunghissimi viaggi su strada, vengono poi imbarcati. Per dieci giorni, gli investigatori di CIWF hanno toccato con mano le sofferenze di questi animali.

E quello che è emerso è un quadro raccapricciante: con temperature al di sopra dei 30 gradi, gli animali erano in cattivo stato di salute a causa delle condizioni precarie e pericolose sui camion, della totale inosservanza della normativa e del disinteresse apatico dei soggetti preposti alla loro tutela.

Tutte situazioni che sono state denunciate all’Autorità competente, perfino quella in cui 500 pecore sono rimaste bloccate al confine 4 giorni senza bere e senza mangiare.

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Un viaggio estenuante

Prima di arrivare al confine, bovini e ovini viaggiano per giorni in gabbie e soffitti bassi che toccano le groppe degli animali che devono mantenere una posizione chinata senza poter alzare la testa e che spesso, sono intrappolati senza poter avere una visuale chiara e sono in difficoltà a mantenere l’equilibrio.

Ma non solo, temperature di 35 gradi, sistemi di abbeveraggio non funzionanti e dove funzionanti, non fruibili da tutti gli animali a causa della difficoltà di movimento. Quindi, animali disidrati dal caldo insopportabile.

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Secondo gli investigatori, gli animali rischiavano di ferirsi per diverse cause, potevano essere schiacciati o calpestati dai propri simili, incastrarsi le zampe nei pericolosi spazi vuoti dei tramezzi dei camion, procurarsi dei profondi tagli con i bordi taglienti presenti all’interno dei mezzi, cadendoci addosso o venendo spinti contro di essi.

Per non parlare dei camion, spesso senza paglia o altra materiale come lettiera, costringendo bovini e ovini a stare in unl pavimento ricoperto da un alto strato di urina e feci. E anche dove la lettiera era presente, era spesso scarsa, impregnata e sudicia.

Anche senza il parere di un veterinario, si vedeva chiaramente che alcuni animali erano sottopeso, altri tossivano e mostravano i sintomi di lesioni e malattie. Su alcuni camion erano visibili animali morti.

Normative aggirate anche nel codice stradale, anche se al confine, al fine di velocizzare i tempi di viaggio, era presente una corsia preferenziale per animali vivi, non vi era alcun addetto e quindi risultava inutilizzabile.

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Secondo gli investigatori, una volta raggiunto il confine, i documenti necessari per procedere erano spesso mancanti o incompleti, causando un ulteriore ritardo per gli animali all’interno dei mezzi.

In molti casi la struttura dei camion, la durata dei viaggi e le condizioni degli animali che sono stati visionati sono risultati contrari alla normativa europea in materia di protezione degli animali durante il trasporto e, nonostante fosse presente nella zona doganale un punto di controllo ufficiale, non è stata intrapresa alcuna azione sistematica al fine di ridurre la sofferenza degli animali in transito.  

Guardate che orrore:


La petizione

Per mantenere viva l'attenzione sull'argomento e ribadire le richieste dei cittadini CIWF ha lanciato una nuova petizione internazionale per chiedere questa volta al presidente della Commissione europea Juncker e ai Commissari al Commercio Malmström e all’Agricoltura e Sviluppo rurale Hogan di vietare le esportazioni di animali vivi fuori dall’Unione europea.

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Vi avevamo già parlato dell'orrore che si cela dietro al trasporto di animali:
 

“Questo crudele commercio avviene in violazione del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Si tratta di un commercio tanto barbaro quanto spietato, che deve essere proibito il prima possibile. Ogni animale che soffre le pene dell'inferno durante queste crudeli esportazioni è una vergogna per l'Europa e quindi per tutti noi” dichiara Annamaria Pisapia direttrice di CIWF Italia Onlus.

FIRMA QUI LA PETIZIONE

Dominella Trunfio

Foto: Compassion in World Farming

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