orso polare fasano

Dopo il nostro articolo che mostrava gli orsi polari stremati dal caldo nello zoo di Fasano, è arrivata la replica dei diretti interessati che ci inviano delle note esplicative che ‘se pubblicate potrebbero ridare dignità giornalistica a chi lancia allarmi senza verificare ed informarsi”.

Nota che pubblichiamo in integrale come ci impone la deontologia professionale, ma sulla quale ci sentiamo ancora una volta di controbattere, certi che qui il punto non sia il singolo video straziante sugli orsi polari, ma la nostra ferma condanna al rinchiudere qualsiasi tipo di animale dentro uno zoo.

Cosa che non è chiara per i responsabili della struttura che sentono la necessità di raccontarci quanto stiano bene i loro animali allo zoo. Si legge:

“I nostri orsi polari sono nati in cattività, vivono senza alcun problema nei climi fasanesi dal 1995, non hanno patologie, sono alimentati e governati correttamente, hanno un’area esterna, un’area libera…(leggi la nota alla fine dell’articolo)”.

Insomma orsi polari che starebbero da Dio tra boe acquatiche, tronchi e giochi d’acqua. E attenzione:

“Se li si vede sotto il sole è perché vogliono stare lì in quel momento particolare e non sentono il bisogno fisiologico di sottrarsi alla calura, è assolutamente una loro scelta se stare in acqua (raffreddata), al chiuso (box raffreddati) o all’aperto al sole ed alla vista del pubblico”.

All’interno della lunga nota, ci si chiede perché non abbiamo parlato delle giraffe a dicembre. Ecco, ci sentiamo di ribadire che per noi non esistono animali di serie A e animali di serie B, non tifiamo per gli orsi e ignoriamo le giraffe. 

Da anni denunciamo che siamo contro qualsiasi struttura che priva gli animali della loro libertà e del loro benessere animale. La nota continua con riferimenti a studi sui cambiamenti climatici, tema di cui certo non siamo secondi a nessuno, situazioni che non ci sono nuove e che conosciamo da anni, documentando sempre e comunque.

 “Né è pensabile – continua la nota - come molti utopisticamente declamano a gran voce, liberare animali nati e vissuti in cattività nel loro habitat di specie, dove non sarebbero assolutamente in grado di sopravvivere per mille ragioni”. 

Saremmo degli incoscienti a ipotizzare che animali nati in cattività possano tornare in libertà. Ma ci sono tanti casi, come quello di orsi polari, che grazie alle petizioni online, sono stati spostati in strutture situati in paesi che hanno climi più adatti. E l’esperimento, anche se è una magra consolazione, è ben riuscito.

Ma i responsabili della struttura continuano:

"Ci spiace che non sia stata letta né menzionata l’illuminante ricerca effettuata con Università estere proprio sull’argomento, ben esposta in italiano ed in inglese presso l’exhibit degli stessi orsi (qui allegata in copia).

Noi, invece di illuminanti ricerche, ne abbiamo lette tante altre e non hanno la stessa chiave interpretativa. Secondo l' Unione internazionale per la conservazione della natura 26mila esemplari che ancora sopravvivono nell'Artico rischiano di estinguersi nei prossimi 35/40 anni a causa del riscaldamento globale. E gli orsi sarebbero tra le dieci specie più a rischio, proprio in virtù del fatto che fanno fatica ad adattarsi al caldo. 

Certamente i mammiferi e gli animali in generale, hanno un alto potere di adattamento ai cambiamenti ambientali. Ma è anche vero che questo avviene in natura molto gradualmente, attraverso mutazioni genetiche e selezioni darwiniane che favoriscono l'evoluzione di quei mutamenti che più si adattano al nuovo ambiente.

E quindi è pensabile, ad esempio, che l'orso polare che vive nel clima mediterraneo diraderà la sua pelliccia che col tempo non avrà neanche più ragione di essere bianca, ma sicuramente non si tratterà più di orsi polari.

Questo l'articolo da cui era partita la nostra denuncia (all'interno il video degli orsi allo zoo):

LO STRAZIANTE VIDEO CHE MOSTRA GLI ORSI POLARI STREMATI DAL CALDO NELLO ZOO DI FASANO

Se secondo i responsabili dello zoo: ‘L’unica soluzione è possibile è una ed una sola, fare cioè tutto quello che facciamo noi quotidianamente per garantire il massimo benessere di tali animali”, secondo noi e sicuramente anche secondo voi, cari lettori, l’unica soluzione rimane quella di non alimentare il turismo dello zoo, perché nessun animale ( anche nel caso in cui sia tenuto bene e nutrito) può e deve essere privato della propria libertà per puro divertimento dell’essere umano.

LEGGI QUI LA NOTA INTEGRALE

Dominella Trunfio

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