orca Lulu

Nel suo corpo è stata ritrovata una delle concentrazioni più elevate di inquinanti PCB mai registrati nei mammiferi marini. È l'orca assassina, trovata morta sull'isola di Tiree, nell'Atlantico, dallo Scottish Marine Animal Stranding Scheme.

Gli scienziati scozzesi hanno confermato che nel corpo del povero animale marino erano presenti livelli elevatissimi di policlorodifenili. A rendere ancora più grave il tutto è che la tossicità diretta non è quella più pericolosa, ma è la somministrazione prolungata e di conseguenza l'accumulo a portare alla morte.

Il PCB penetra e si diffonde nel fegato, nei tessuti nervosi e in tutti gli organi e tessuti ad alta componente lipidica.

L'orca già nota come Lulu sarebbe dunque morta a gennaio 2016. Le analisi condotte sul suo corpo hanno permesso di scoprire che l'animale aveva circa 20 anni. Sulla base dell'analisi delle ovaie, sembra che Lulu non si sia mai riprodotta, nonostante l'età. Ciò ha acceso un campanello d'allarme, non solo nei suoi confronti ma anche in quelli dell'intero branco, che si muove al largo della costa occidentale della Scozia e conta solo 8 esemplari. Questi individui non interagiscono mai con altri gruppi di orche, né sono mai stati registrati nuovi nati da quando il branco viene monitorato, ossia circa 20 anni.

È stato così scoperto che l'orca presentava concentrazioni di PCB 100 volte superiori alla soglia di tossicità accettata per i mammiferi marini. I livelli elevati di PCB provocano cattiva salute, funzione immunitaria compromessa e una maggiore suscettibilità ai tumori e all'infertilità.

Il dottor Andrew Brownlow, responsabile dello Scottish Marine Animal Stranding Scheme ha spiegato:

“Precedenti studi hanno dimostrato che le popolazioni di orche possono avere livelli molto elevati di PCB, ma in questo caso sono i più alti mai visti. Sappiamo che Lulu è morta per essersi impigliata, ma tenuto conto di quanto è noto sugli effetti tossici dei PCB, dobbiamo considerare che un tale livello inquinante potrebbe avere inciso sulla sua salute e sulla sua capacità riproduttiva”.

Non sarebbe stata la rete ad ucciderla.

“L'apparente infertilità di Lulu è una scoperta inquietante per la sopravvivenza a lungo termine di questo gruppo. Senza la nascita nuovi animali, è sempre più probabile che questo piccolo branco finirà per estinguersi”.

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La causa dell'infertilità potrebbe essere proprio l'elevato livello di sostanze inquinanti, come i PCB che una volta entrati nell'ambiente marino, sono difficili se non impossibili da rimuovere. Si accumulano attraverso il cibo e persistono nel tempo.

Francesca Mancuso

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