test sugli animali

Non occorre fare test sugli animali. Noi lo diciamo da tempo, ma adesso a darne un'ulteriore conferma è un nuovo studio condotto presso l'Università di Pisa, pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports, del gruppo Nature.

Non è necessario usare gli animali per portare avanti la ricerca. Gli scienziati pisani sono partiti da una delle leggi fondamentali della biologia, è la legge allometrica di Kleiber che mette in relazione la geometria, la massa e il metabolismo degli esseri viventi.

È ciò che accomuna tutti gli esseri viventi, una formula biologica “magica” che solo di recente è stata compresa fino in fondo, spiegando cose che apparentemente non avevano alcuna connessione.

Ad esempio perché il cuore di un topo, durante la sua vita, batte lo stesso numero di volte di quello di un elefante, anche se il topo ha una durata media della vita di circa un anno e un elefante ben 70? O ancora perché le piante e gli animali di piccole dimensioni crescono più rapidamente di quelli grandi?

A spiegare tutto ciò sarebbe proprio la legge di Kleiber secondo cui la forma delle piante e degli animali si è evoluta in parallelo, in risposta agli stessi principi fisici e matematici con un unico obiettivo: ottimizzare l'utilizzo dell'energia.

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La legge di Kleiber in questo caso è stata applicata a cellule coltivate in vitro per sviluppare metodi alternativi ai test sugli animali.

laboratorio ahluwalia

A capo della ricerca la prof.ssa Arti Ahluwalia, direttrice del Centro “E. Piaggio” dell’Università di Pisa e coordinatrice del gruppo “In-Vitro Models”. Si tratta di una formula matematica che mette in relazione il metabolismo dell’intero organismo, cioè la quantità di ossigeno che consuma, con la massa corporea.

Per tutti esseri viventi, dal topo alla balena, il metabolismo è proporzionale alla massa elevata alla potenza di ¾.

Secondo la legge, mano a mano che un organismo si accresce il suo metabolismo e la durata della sua vita si modificano a uina velocità prevedibile, per l’effetto combinato della variazione della superficie corporea e della velocità sanguigna. Una formula che può essere applicata in vari campi, dal calcolo del fabbisogno metabolico di un uomo alla stima del corretto dosaggio di un farmaco.

“Nella nostra ricerca cerchiamo di sviluppare colture tridimensionali in-vitro di cellule di organi come il fegato o i polmoni, per ingegnerizzare dei modelli con caratteristiche strutturali e biochimiche che li facciano funzionare come il corrispettivo organo umano. Costruire organi artificiali che funzionano come quelli naturali permetterebbe di testare per esempio l’assorbimento di un farmaco, senza dover ricorrere a cavie animaliha spiegato Ahluwalia.

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Eppure si ricorre ancora agli animali per i test. Nei giorni scorsi, la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato l’emendamento De Biasi Cattaneo che prevede tre anni di proroga per esperimenti che utilizzano droghe, alcol, tabacco e xenotrapianti. Inutili crudeltà sugli animali che potrebbero essere evitate, tra cui iniezioni di droghe nell’addome o nel cervello, shock acustici o tattili con pinze e piastre ustionanti.

In Italia infatti fumo, alcol e droghe sono ancora testati sugli animali. Tali test avrebbero dovuto essere vietati per Legge dal 1° gennaio di quest'anno ma la sperimentazione di sostanze d'abuso ha ottenuto una proroga fino al 2019. 

Le soluzioni per evitare di sfruttare queste povere creature ci sono già. Mai più test sugli animali.

Francesca Mancuso

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