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Chi non ricorda lo scaltro lupo di Cappuccetto Rosso o quello molto affamato dei tre porcellini? Fiabe e racconti popolari hanno sempre dipinto questo animale come un predatore perfido e spietato, giustificandone in qualche modo l'uccisione: un pregiudizio che, appena qualche decennio fa, ha portato la specie sulla soglia dell’estinzione. Oggi una campagna promossa dal Parco Nazionale della Majella si propone di sfatare i falsi miti sui lupi, per raccontarci chi sono e perché devono essere protetti.

Il Parco della Majella, in Abruzzo, ha una popolazione di lupi che, in proporzione al territorio, è ben superiore a quella del ben più famoso Parco di Yellowstone, negli Stati Uniti. Merito di un modello di gestione al passo con i tempi, che ha permesso la sperimentazione di tecnologie innovative quali il radiocollare, e delle politiche adottate a partire dagli anni Settanta per tutelare questa specie, che all’epoca era vicinissima alla scomparsa.

Generalmente ritenuto il principale responsabile della predazione ai danni delle greggi, il lupo è ancora oggi minacciato da pregiudizi e disinformazione: basti ricordare che, nel Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia, attualmente all’esame della Conferenza Stato regioni, è presente l’ipotesi di un abbattimento selettivo di lupi nelle zone dove il conflitto con l’uomo è più problematico.

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Un’ipotesi fortemente osteggiata da gran parte della comunità scientifica e dalle associazioni ambientaliste, che la ritengono inutile al fine di proteggere le attività legate alla pastorizia.

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Ci sono poi i numeri relativi al bracconaggio, che descrivono una situazione non esattamente rosea per questa specie: nel triennio 2013-15, in Italia sono stati trovati morti per cause non naturali ben 114 lupi. Oltre il 40% di essi è stato ucciso con armi da fuoco (23,7%) avvelenato (10,5%) o, infine, torturato con i lacci (6 %). Il restante 45,6% dei decessi è legato all’investimento stradale, evento comunque riconducibile ad attività umane, il 13,2% a motivi incerti e meno dell’1% all’aggressione da parte di altri canidi.

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Per questo, il Parco della Majella ha lanciato la campagna web #salviamofratellolupo, per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tutela del lupo appenninico, e l'ha accompagnata con fotomontaggi che vedono degli splendidi esemplari di questa specie scorrazzare liberi in piazza San Pietro, a Roma, fino ad incontrare Papa Francesco.

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3 FALSI MITI SUL LUPO SFATATI

Tra i miti che la campagna  si propone di sfatare (potete consultare la lista completa sul sito dell'iniziativa) ci sono le aggressioni ai danni delle persone: in realtà, come la maggior parte degli animali selvatici, i lupi hanno paura dell’uomo e, almeno negli ultimi 200 anni, in Italia non è stata registrata nessuna aggressione da parte di un lupo ai danni di persone.

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Un altro falso mito è quello che fa del lupo un autentico carnefice per pecore e bestiame: al contrario, la sua dieta è costituita per il 90% da animali selvatici, come cinghiali o caprioli, e la sua attività di predatore contribuisce al contenimento della crescita demografica di queste specie. Ovviamente, se sul cammino di un lupo capitasse una pecora incustodita, è evidente che l’animale, in quanto predatore, si comporterebbe esattamente come tale: ma bisogna rimarcare che gli accorgimenti attualmente utilizzati dai pastori, come recinzioni elettriche e cani, rappresentano un’ottima difesa per le greggi e, laddove sono messi in atto, la predazione da parte dei lupi è del tutto assente.

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Infine, nonostante una diffusa credenza popolare, la popolazione dei lupi non si riproduce e moltiplica all’infinito: la presenza dei lupi è direttamente legata alla disponibilità di territorio e di prede da mangiare e, una volta raggiunta la popolazione ideale, interviene la selezione naturale che riequilibra il numero degli esemplari presenti. La crescita demografica di questa specie è tenuta sotto controllo anche dal fatto che, all’interno di un branco, si riproduce solo una coppia e una sola volta l’anno.

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Insomma, #salviamofratellolupo informandoci un po' di più, non cedendo ad antichi pregiudizi e lasciando a questi animali la libertà di vivere nel loro habitat naturale.

Lisa Vagnozzi

Photo Credits: Parco Nazionale della Majella

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