delfino lav

Continua la storia del Delfinario di Rimini: riparte infatti oggi il processo che vede imputati il legale rappresentante della società di gestione della struttura e la veterinaria responsabile della custodia e della somministrazione dei farmaci, con l’accusa di maltrattamento di animali

Secondo il Decreto di citazione a giudizio gli imputati sottoponevano gli animali a comportamenti incompatibili con la loro natura, anche “sottoponendoli a trattamenti idonei a procurare un danno alla salute degli stessi, con conseguenti gravi sofferenze”.

In particolare, la vasca è risultata non conforme ai parametri stabiliti dal D.M. n.469/2001, senza un sistema di raffreddamento e di filtraggio adeguato dell’acqua, né si possono annoverare strutture che permettessero agli animali di ripararsi dalle intemperie e dal sole o di sottrarsi alla vista dei visitatori e alle luci artificiali. Ai delfini, inoltre, sarebbero stati continuamente somministrati ormoni e farmaci, per uso contraccettivo e per gestire i conflitti fra gli animali e le problematiche connesse all'inadeguatezza della struttura.

Delfinario Rimini

Una vicenda giudiziaria, questa, che è iniziata nel settembre del 2013, con il sequestro preventivo degli animali e il loro trasferimento - disposto della Procura della Repubblica di Rimini in seguito al sopralluogo degli agenti del servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato del 31 luglio 2013, scaturito da numerose segnalazioni della LAV e di altre associazioni, sequestro confermato dalla Cassazione nel 2014 - fino ad arrivare alla citazione in giudizio dei due imputati.

In quanto parte offesa, la LAV parteciperà al processo rappresentata dall’Avvocato Carla Campanaro. “[...]si entra finalmente nel vivo dell’analisi delle vicende avvenute nel Delfinario di Rimini, i cui protagonisti sono mamma Alfa e i suoi piccoli Luna, Sole e Lapo, i quattro delfini detenuti e utilizzati per gli spettacoli, per cui l’accusa ritiene siano stati sottoposti a comportamenti dannosi alla loro salute e incompatibili ai loro bisogni etologici – afferma la LAV –. Abbiamo piena fiducia che la magistratura farà piena luce sugli accadimenti e che questo processo contribuirà a svelare al pubblico che cosa succede quando si spengono le luci del palcoscenico su questi magnifici mammiferi marini, costretti per fini puramente commerciali, ad esibizioni snaturanti”.

Nel procedimento contro il Delfinario di Rimini l’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) si costituirà parte civile e chiederà sia resa giustizia agli animali e che gli imputati, qualora vengano condannati, siano puniti in modo esemplare.

Ma la battaglia della Protezione Animali contro la struttura riminese prosegue anche la di fuori delle aule giudiziarie, visto che il delfinario – nonostante non abbia la prescritta licenza ad operare come giardino zoologico e sebbene si sia visto recapitare un provvedimento di chiusura – continua comunque a organizzare spettacoli con animali come le otarie. E lo continua a fare in forza di un'autorizzazione concessa alla struttura in qualità di “spettacolo viaggiante”.

Insomma, chiuso con Decreto del Ministero dell'Ambiente nel dicembre del 2014, il Delfinario di Rimini non potrà comunque più utilizzare delfini, ma noi ci auguriamo che avvenga subito, piuttostom la definitiva chiusura della struttura.

Germana Carillo

Foto: LAV

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