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Nel Golfo del Messico un numero sempre maggiore di delfini muore apparentemente senza una ragione. Ma la causa dell'aumento dei decessi è presto detta: la marea nera generata nel 2010 dalla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon.

A rivelarlo è stato un nuovo studio, secondo cui il disastro ambientale a distanza di anni continua a far sentire i suoi effetti sulla fauna marina e a mietere vittime innocenti.

Se l'associazione dello squalo a due teste trovato in Florida al disastro della BP è stata solo ipotizzata, la morte dei delfini sarebbe direttamente collegata alla fuoriuscita di petrolio.

Gli scienziati, guidati dalla Dottoressa Stephanie Venn-Watson della National Marine Mammal Foundation (NMMF), hanno scoperto che i delfini nel nord del Golfo del Messico a causa della mare nera erano morti a causa di varie lesioni “coerenti all'esposizione ai prodotti petroliferi”.

Dall'inizio del 2010, si è verificato un evento insolito, un aumento della mortalità dei delfini soprattutto nella parte settentrionale del Golfo del Messico. Questa moria coincide con la più grande fuoriuscita di petrolio marina negli Stati Uniti. Le cause della morte sono soprattutto: insufficienza surrenalica cronica, maggiore suscettibilità alle crisi surrenali e alla polmonite batterica primaria, probabilmente a causa di inalazione e aspirazione di prodotti legati alla fuoriuscita di petrolio, e ancora alterazioni delle difese immunitarie.

I risultati sono stati ottenuti confrontando i dati registrati sui delfini vivi a Varataria Bay, in Louisiana nel corso del 2011 dal Direttore Esecutivo del NMMF, la dott. Cynthia Smith, che ha dimostrato che i delfini presentavano già allora cattive condizioni di salute, malattie surrenali e polmonari.

Secondo i ricercatori, i tempi, la posizione e la natura delle lesioni riscontrate nei poveri delfini sarebbero legate strettamente alle sostanze contaminanti generate dalla fuoriuscita di petrolio della Deepwater Horizon, che avrebbero dunque contribuito agli alti numeri di decessi di delfini della zona.

Barataria Bay è stata una delle aree costiere più pesantemente coinvolte nella fuoriuscita di petrolio, e il nuovo studio mostra che la metà dei delfini morti qui tra il giugno 2010 e novembre 2012 presentava un'insufficienza surrenalica. Un delfino su tre tra Louisiana, Mississippi e Alabama presentava questa lesione. A confronto, presentava lo stesso problema solo il 7 per cento dei delfini sani presi come riferimento.

Gli animali con insufficienza surrenalica non trattati oggi rischiano la vita. La ghiandola surrenale produce ormoni che regolano il metabolismo, la pressione sanguigna e altre funzioni corporee. Il rischio di morte aumenta quando gli animali devono affrontare una gravidanza, le basse temperature e le infezioni.

Gli animali con insufficienza surrenalica sono meno in grado di far fronte a fattori di stress supplementari nella loro vita quotidiana. Quando questi si verificano hanno più probabilità di morire”, ha detto la dott.ssa Stephanie Venn-Watson. Quasi un delfino su due con questa lesione surrenalica, solitamente rara, sembrava essere morto senza un chiara spiegazione. Ma la causa è stata presto individuata.

Oltre alle lesioni surrenali, il team ha scoperto che una morte su cinque è stata provocata direttamente o indirettamente da polmonite batterica.

Questi delfini avevano alcune delle più gravi lesioni polmonari che ho visto negli oltre 13 anni in cui ho esaminato tessuti di delfini morti in tutti gli Stati Uniti”, ha detto il dottor Kathleen Colegrove, che ha preso parte allo studio. A confronto, solo il 2 per cento dei delfini di riferimento ha presentato questa lesione.

La notizia arriva all'indomani di un altro disastro legato al petrolio. Questa volta sono le acque della California ad aver sperimentato una nuova marea nera. A causa di un guasto all'oleodotto gestito dalla Plains All American Pipelins si teme che possano essere finiti nel Pacifico ben 400.000 litri di petrolio. Le conseguenze? Le abbiamo già sperimentate, e più di noi le creature che popolano il mare.

Francesca Mancuso

Foto: Noaa via NMMF

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