Orsomarsicano

L'orso bruno marsicano da anni sta correndo un grave rischio ma per salvarlo dall'estinzione è stato fatto troppo poco. Ad accendere ancora i riflettori sul pericolo in cui versa questa specie è stata l'associazione “Salviamo l'Orso”, che ha puntato il dito contro la TBC che colpisce i bovini e la mancanza di adeguate misure.

Secondo l'associazione si tratta ormai di un fenomeno fuori controllo, diffuso da oltre due anni nel Parco d’Abruzzo. E la paura è che l'orso a più alto rischio di estinzione al mondo, possa scomparire improvvisamente. Ma non solo. Si teme anche che la possibile diffusione della malattia non sia monitorata e che ci siano “serissimi rischi per tutta la fauna selvatica del Parco oltre che per le persone che vivono nel territorio del Parco e per i visitatori”.

Da due anni, i pascoli del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise sono contaminati dal batterio della tubercolosi bovina. Il primo focolaio risale al 2012. Allora fu calcolato che rimanevano nel parco tra 40 e 50 esemplari. Ma la malattia ancora oggi non è stata eradicata dal territorio facendo una vittima nella già ridotta popolazione di orso marsicano: un'orsa nel pieno dell'età riproduttiva, morta a marzo del 2013 proprio a causa della tubercolosi.

Colpa anche dell'illegalità e dell'inefficienza gestionale. Servirebbe un piano di bonifica, tra l'altro già pronto, accompagnato dal monitoraggio della fauna selvatica con la istituzione di una zona infetta. “Purtroppo non solo niente di tutto ciò è stato messo in pratica, ma la situazione è talmente fuori controllo che ad oggi ci sono ancora alcuni capi di bestiame potenzialmente infetti che risultano dispersi, in barba alle leggi vigenti a tutela della salute umana” lamenta l'associazione.

Per questo l'associazione ha rivolto un altro appello alle istituzioni chiedendo “che venga subito istituita la zona infetta, che nella zona infetta per la prossima stagione sia prima di tutto vietato il pascolo cosi come fu già richiesto a Giugno scorso dal Ministero della Salute, richiesta ignorata dall’ASL competente e dai Servizi Veterinari regionali, che l’area sia bonificata ed i controlli sanitari e di sorveglianza intensificati

Noi chiediamo inoltre che l’esercizio zootecnico, perlomeno all’interno delle aree protette, venga attentamente pianificato nella forma, nei tempi e nella localizzazione per garantirne la reale compatibilità con la conservazione della biodiversità e che, nell’areale dell’orso marsicano in particolare, venga considerata attività comunque subordinata alle esigenze di conservazione della specie” ha aggiunto il presidente Stefano Orlandini.

In questo caso il tempo può essere un nemico, al pari della TBC. Bisogna agire in fretta per salvare questa specie, ormai sempre più vicina al baratro dell'estinzione.

Francesca Mancuso

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