sacrificio

Le mucche sono state ingrassate e i coltelli affilati. Macellai e allevatori espongono i capi migliori, le donne si affollano nei mercati e le pecore e le capre vengono già legate fuori dalle case dei ricchi de Il Cairo. Gli egiziani, come sta accadendo in tutto il mondo musulmano, si preparano all'Eid el-Adha - la festa del sacrificio, detta anche Grande Festa, la ricorrenza più importante nell'Islam.

Le celebrazioni prevedono l'immolazione dei capi di bestiame e prendono spunto dalla volontà del profeta Abramo (Ibrahim in arabo) di sacrificare il suo primogenito, Ismaele, per dimostrare la sua sottomissione a Dio. Si tratta di una festa attesa con trepidazione da tutta la comunità. Ma che si trasforma in uno dei giorni più brutti della vita per un piccolo gruppo di persone. Sono i vegetariani e i vegani d'Egitto, costretti a vedere capre sgozzate e macellate in strada.

"Fin da quando sono ragazzino, vado via da Il Cairo", dice Alaa Sharshar, giovane proprietario del Vegan Kitchen, che si autodefinisce il primo ristorante vegano dell'Egitto. "Stavano macellando una mucca dietro il mio palazzo, e ricordo di aver visto uscire il sangue, di aver sentito la sua vita andare via. E quell'odore... Mi sono sentito molto a disagio. Così da allora vado fuori la città quel giorno".

Essere vegetariani e vegani in Egitto può essere davvero difficile. La carne qui è un'indicazione di ricchezza e status sociale. Sono in molti, infatti, a seguire una dieta senza derivati animali, ma solo perché non possono permettersi questo tipo di cibo. Le esperienze dei vegetariani tuttavia differiscono tra loro.

Per Maie El-Zeiny, per esempio, "non è molto difficile essere vegetariano in Egitto, gli amici iniziano a capirti in poco tempo".

E poi la maggior parte delle tante prelibatezze egiziane non contengono carne. Foul, taameya e koshary sono i tre cibi di strada più popolari in Egitto. E si tratta rispettivamente di una purea fave e fagioli, di falafel con ceci e di un piatto di riso, pasta e lenticchie in salsa di pomodoro. Ma altre vecchie e cruente abitudini sono, purtroppo, dure a morire.

Roberta Ragni

Fonte e Photo Credit

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