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Dromedari tra le pinete e le spiaggie di San Rossore. Domenica 5 ottobre si terrà infatti la prima esperienza di pulizia delle spiaggie del Parco con questi animali.

Ma qual è la storia che lega i dromedari, specie così distanti dalla nostra Italia, al Parco di San Rossore? Da dove provengono i tre esemplari giunti recentemente?

I tre dromedari che fungeranno da "spazzini" delle spiagge sono stati portati nel parco di San Rossore in dono dall'Agesci in occasione della Route Nazionale dell'agosto scorso con l'intento di contribuire al recupero della memoria del luogo e di dare ufficialmente il via ai progetti di reintroduzione, essendo questi animali storicamente legati al territorio.

Effettivamente sono vicende che non tutti sanno, ma, come ci spiega al telefono il Direttore del Parco Andrea Gennai, i dromedari sono stati presenti nel territorio di San Rossore fin dal 1622 quando la Tenuta era sotto i Medici e sono il frutto dei rapporti diplomatici e commerciali che i granduchi toscani intrattenevano con i popoli nordafricani e mediorientali. Nel corso della seconda metà del '700 si decise poi di allevarli per impiegarli come animali da soma e queste pratiche continuarono anche quando l'area divenne di proprietà sabauda nel 1861. In questi anni oltre al lavoro, i dromedari venivano tosati per la realizzazione di materassi e, una volta inabili al lavoro, come probabile fonte di carne. Le guerre del '900 poi li hanno decimati e piano piano sono spariti dalla fino ai giorni nostri.

La reintroduzione dei dromedari nel Parco di San Rossore è una novità che ha suscitato consensi e ovviamente preoccupazioni (è pur sempre una specie indigena).

Questi nuovi esemplari per ragioni sanitarie provengono dal nostro paese. Una giovane femmina dal manto bianco arriva dal Parco Faunistico delle Cornelle (BG) ed è nata e cresciuta in cattività. Gli altri due, un maschio castrato e una femmina adulta sono stati inviati dal Parco Faunistico Leopark di Perugia e sono animali che in passato hanno vissuto in un circo. Con molta probabilità, come confermato dallo stesso direttore del Parco, in collaborazione con la Facoltà di Veterinaria dell'Università di Pisa, verrà presto attuato un progetto di riproduzione controllata di questo primo nucleo di dromedari.

Attualmente sono ricoverati nelle stalle che anticamente erano riservate loro, in località Boschetto a sud del Parco e saranno di ausilio agli operatori per il trasporto dei rifiuti durante le pulizie della spiaggia.

dromedario san rossore

Come dimostrato da un recente studio del Dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa, l'utilizzo di questi esemplari per la pulizia delle spiagge e in aree di riserva integrale non crea alcun pregiudizio per la vegetazione presente.

I dromedari infatti anche nei loro paesi di origine non si trovano più allo stato selvatico (con eccezione dell'Australia) e sono ormai allevati come animali da lavoro.

È obiettivo del Parco dare rilievo agli aspetti storico culturali del territorio aprendo le aree agricole per la prima volta al pubblico e fare attività didattiche e promozione turistica.

Oltre a i dromedari infatti sono presenti altre razze di animali dall'importante ruolo ecologico e socioeconomico come il mucco pisano in prima linea, cavalli da lavoro TPR (Tiro Pesante Rapido) e cavallini 'monterufolini' che sono in via di estinzione, ai quali oggi si aggiungono i dromedari e, presto, anche le vacche di razza maremmana, anch'esse presenti nella tenuta in passato.

Insomma, il Parco punta alla valorizzazione della sua storia rurale e agricola e ad un'educazione ambientale originale così da creare nuovi percorsi e itinerari anche all'interno delle zone meno conosciute della Tenuta.

Se desiderate essere coinvolti nella prima sessione sperimentale di pulizia della spiaggia con l'ausilio dei dromedari di domenica 5 ottobre, scrivete a:

[email protected]

Cristiana Priore

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